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SCUOLA/ Bottani: le prove Invalsi non possono sostituire le scelte della politica

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Un sistema scolastico uniforme risponde essenzialmente a due criteri che rendono sospette tutte le iniziative dell’apparato che lo gestisce e lo controlla:
- educare la popolazione (non si deve scordare che da sempre gli apparati scolastici nel mondo hanno avuto questa funzione e sono stati uno strumento di tecnica di potere, un modo di educare la società);
- semplificare la gestione e l’amministrazione della scuola nonché, in via subordinata, ridurre i costi di gestione.
Oggigiorno ci sono prove a iosa che queste due funzioni hanno fatto il loro tempo ancorché siano ampiamente utilizzate per giustificare la valutazione della scuola. I sistemi scolastici sono in crisi ed è questa forse una delle autentiche ragioni per le quali si valutano in continuazione (non è la sola ragione, va da sé).

Ogni valutazione, di qualsiasi tipo, è un esercizio delicato e complesso - Non ho seguito le polemiche sulle prove Invalsi in Italia, né tanto meno conosco gli strumenti approntato dall’Invalsi. Ignoro anche come il ministero e l’Invalsi abbiano gestito la valutazione sia dal punto di vista politico che tecnico. Non sono quindi in grado di esprimere un parere su queste prove. Del resto ci sono oggigiorno in Italia persone che sanno farlo molto bene e che hanno espresso la loro opinione in merito in questa sede. Posso invece affermare che il sistema scolastico nazionale italiano non è il solo dove si svolgono valutazioni su vasta scala. Ce ne sono ovunque: in Francia, negli Usa, in Inghilterra, e ogniqualvolta si imposta una valutazione su vasta scala in un sistema scolastico ci sono proteste, inviti alla rivolta da parte di gruppi di insegnanti, associazioni di genitori, sindacati di categoria, e sorgono movimenti di boicottaggio come per esempio la diffusione dei test su Internet.
Talora i pasticci sono grossi, talora sono veniali. In ogni modo i protestatari non sono mai una maggioranza. Il grosso degli insegnanti ubbidisce, esegue e non si interroga sulla pertinenza degli strumenti, sull’opportunità della valutazione, sull’uso dei risultati. Gli insegnanti sono funzionari dello Stato che potrebbero trasgredire, ma che non lo fanno. Il principio di autorità prevale su quello etico della responsabilità. Le critiche, le denunce, le obiezioni sono una seccatura per chi costruisce una valutazione e per le amministrazioni scolastiche, ma occorre capirle, accettarle. Sono una componente della valutazione che va gestita. Le reazioni devono essere analizzate e ascoltate.
Non si può pretendere che le valutazioni siano prese alla cieca, perché tutte le valutazioni sono imperfette. Quindi il dissenso è utile, positivo. Le valutazioni non sono un esercizio tecnico o non sono solo una prova tecnica. Sono anche e soprattutto un’azione politica che ha a che fare con il potere. Mettono in gioco l’esercizio e la distribuzione del potere. In una società democratica il potere è distribuito, è oggetto di alternanza, è un atto di responsabilità, implica una dimensione etica. Le critiche sono da un lato il prodotto di una certo modo di gestione del potere, e dall’altro sono una componente del funzionamento democratico dell’organizzazione sociale, ossia del senso civico. Su questo punto vorrei terminare con un esempio recentissimo che viene dalla Francia.



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COMMENTI
17/05/2011 - Guardare altrove insegna sempre (Gaetano Nascimbeni)

Grazie a Norberto Bottani per quest'approfondita riflessione. PS. Perchè Maranzana non legge gli articoli prima di commentarli?

 
17/05/2011 - Governare .. non uniformarsi (enrico maranzana)

“Ogni valutazione, di qualsiasi tipo, è un esercizio delicato e complesso”: è vero. E' opportuno però ricordare che la valutazione prende avvio dall’analisi e dalla ponderazione degli scostamenti obiettivi..risultati. Lo scritto muove in altra direzione; se avesse sviluppato l'affermazione di chiusura “Le valutazioni su larga scala sono anche operazioni tecniche-scientifiche molto complesse che esigono una grande competenza professionale e molta abilità organizzativa” avrebbe focalizzate le regole fondanti il sistema educativo, di formazione e istruzione invece di proporre esperienze internazionali. Si veda in rete “Prove Invalsi: un’occasione per ristrutturare la scuola”.