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SCUOLA/ Bottani: le prove Invalsi non possono sostituire le scelte della politica

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L’antenato della valutazione dei sistemi scolastici - Nella storia recente delle valutazioni su larga scala merita un accenno il Naep ossia il “National Assessment of Educational Progress” negli Stati Uniti che può essere ritenuto come il punto di partenza e di riferimento di tutte le valutazioni su larga scala nazionali e internazionali di questi ultimi quarant’anni.
Il Naep è una valutazione che permette di osservare l’evoluzione del profitto scolastico negli Stati Uniti in diverse discipline nella popolazione di studenti di quarta elementare, terza media e ultimo anno dell’insegnamento secondario di secondo grado (il dodicesimo anno di scuola negli Stati Uniti). Siccome non esiste un unico programma di scuola comune a tutti i cinquanta stati americani e poiché ogni stato americano ha i suoi programmi e il suo proprio sistema di valutazione (il sistema scolastico americano è federalista), il Naep è la sola valutazione che permette di farsi un’idea dell’evoluzione del profitto scolastico del paese, di comparare gli apprendimenti nei vari sistemi scolastici dello Stato, tra provveditorati, tra scuole e tra gruppi etnici, di fornire indicazioni al governo federale per svolgere il suo compito di ente sussidiario e di coordinamento.
Le recenti prove Invalsi possono in un certo senso essere comparate al Naep americano, con la differenza che negli Stati Uniti il Naep è censuario poiché le dimensioni del paese sono tali da rendere pressoché impossibile una valutazione universale. In secondo luogo è pilotato da un comitato scientifico-politico che sceglie i temi dei test (non sempre matematica e inglese) ed infine è svolto da un ente indipendente.
La decisione di realizzare questo tipo di valutazione fu presa nel 1964. Ci sono voluti cinque anni di preparazione prima di realizzare la prima indagine che è stata effettuata nel 1969. Da allora in poi si sono svolte circa 50 valutazioni nazionali, ossia valutazioni i cui risultati pubblici erano solo quelli nazionali. La legge ha proibito fino al 1990 di pubblicare i risultati delle valutazioni Stato per Stato, in Italia si direbbe regione per regione, ossia di comparare tra loro gli Stati. Si può quindi immaginare che quasi cinquant’anni di esperienze abbiano permesso ai valutatori americani di apprendere qualcosa, di calibrare gli strumenti, di sperimentare nuove tecniche di valutazione. Infatti il Naep è stato ed è ancora un laboratorio unico per la valutazione, che sforna una miniera di dati fantastici sulla scuola americana.
In questo periodo il Naep è stato adattato e trasformato e non si può usarlo come un’indagine longitudinale che studia i cambiamenti della scuola e del profitto scolastico sul lungo termine. Soltanto dal 2003 i test sulle competenze in lettura e sulla cultura matematica in quarta elementare e in terza media si svolgono ogni due anni; i confronti sull’arco di tempo di sette anni non sono molto utili, perché sette anni sono pochi per appurare se qualcosa è cambiato nelle scuole.



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COMMENTI
17/05/2011 - Guardare altrove insegna sempre (Gaetano Nascimbeni)

Grazie a Norberto Bottani per quest'approfondita riflessione. PS. Perchè Maranzana non legge gli articoli prima di commentarli?

 
17/05/2011 - Governare .. non uniformarsi (enrico maranzana)

“Ogni valutazione, di qualsiasi tipo, è un esercizio delicato e complesso”: è vero. E' opportuno però ricordare che la valutazione prende avvio dall’analisi e dalla ponderazione degli scostamenti obiettivi..risultati. Lo scritto muove in altra direzione; se avesse sviluppato l'affermazione di chiusura “Le valutazioni su larga scala sono anche operazioni tecniche-scientifiche molto complesse che esigono una grande competenza professionale e molta abilità organizzativa” avrebbe focalizzate le regole fondanti il sistema educativo, di formazione e istruzione invece di proporre esperienze internazionali. Si veda in rete “Prove Invalsi: un’occasione per ristrutturare la scuola”.