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SCUOLA/ Bottani: le prove Invalsi non possono sostituire le scelte della politica

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Gli items dei test vanno poi messi alla prova per soppesarne la validità e la chiarezza. Ci sono infatti diversi modi per rispondere a una domanda. Occorre quindi anche prevedere le modalità di risposta e selezionare le meno ambigue. Per sommi capi e in modo quasi “caricaturale”, queste sono alcune tappe da considerare e rispettare quando si costruiscono i test e gli strumenti di una valutazione empirica scientifica. Si può a questo punto facilmente capire che è facilissimo fallire una valutazione, soprattutto se si mira a ottenere risultati comparabili da scuole diverse. Non ci si improvvisa dunque valutatori. Valutare bene su larga scala è un mestiere a sé stante.
Infine le valutazioni servono, sia se mal fatte sia se ben fatte. Pertanto occorre chiedersi sempre a chi serve una valutazione. Cui prodest?, nonché a cosa servono. Le valutazioni su vasta scala di questi ultimi vent’anni hanno prodotto effetti innegabili tra gli insegnanti, ed hanno inciso sui programmi scolastici. Spesso, nonostante i difetti, il profitto scolastico è migliorato. Per esempio, la maggioranza degli insegnanti delle scuole primarie e delle scuole secondarie ha scoperto che la didattica della lettura è molto articolata e che non si apprende a leggere “naturalmente”, che ci sono diversi tipi di testi e che l’esercizio della lettura va sistematicamente curato. Non ci si sbaglia se si afferma che la quasi totalità degli insegnanti di tutte le discipline ignoravano questi aspetti. Non fosse che per questo risultato, la valutazione è stata utile.
Un altro effetto positivo è stata la dimostrazione che si può coniugare benissimo equità di fronte all’istruzione e eccellenza. I due parametri non si escludono l’un l’altro. Per esempio in Finlandia, oppure in molti altri sistemi scolastici con punteggi medi in test di lettura davvero buoni, gli studenti quindicenni che sono lettori deboli alla fine dell’obbligo scolastico conseguono nel test punteggi pari o superiori a quelli dei migliori lettori dei sistemi scolastici con punteggi medi bassi. Anche questa dimostrazione è un punto di forza della valutazione, che non consente più alle politiche scolastiche di barare sugli obiettivi da conseguire e sulle modalità, i mezzi, le risorse per realizzarli. Adesso si possono misurare queste semplici manifestazioni. Spetta alla politica decidere cosa fare e agli elettori sanzionare o approvare le scelte politiche e la gestione della scuola messa in atto per realizzarla.
Le valutazioni hanno anche grossi limiti. Non li elenchiamo in questa sede tranne uno: la qualità dei sistemi scolastici non migliora automaticamente soltanto perché si valuta il profitto degli studenti. La valutazione fornisce informazioni che dovrebbero permettere un dibattito pubblico sulla scuola, almeno nelle società democratiche, nonché l’adozione di politiche scolastiche adeguate o la correzione delle politiche scolastiche svolte fino ad ora. Tra la valutazione e il profitto scolastico si collocano molteplici interessi e centri di potere. La politica scolastica non si esaurisce con la valutazione, qualunque essa sia. La prova? In questi ultimi dieci anni la classifica (cosa in sé detestabile della valutazione) dei sistemi scolastici non è cambiata gran che. Le modifiche del rendimento scolastico misurato tra i quindicenni nel campo della lettura sono minime. L’ordine dei sistemi scolastici è rimasto quasi stabile. L’unica novità è la presenza di Shanghai tra i migliori sistemi scolastici, ma questa presenza solleva molti dubbi sul modo con il quale il test è stato fatto a Shanghai. Purtroppo circolano poche informazioni in merito, l’opacità è di regola e la si deve subire. Di fronte a questo stato di cose è indispensabile porre domande, non tacere, non lasciar perdere, esigere risposte dettagliate. Il rifiuto della valutazione non è in ogni modo la soluzione migliore.



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COMMENTI
17/05/2011 - Guardare altrove insegna sempre (Gaetano Nascimbeni)

Grazie a Norberto Bottani per quest'approfondita riflessione. PS. Perchè Maranzana non legge gli articoli prima di commentarli?

 
17/05/2011 - Governare .. non uniformarsi (enrico maranzana)

“Ogni valutazione, di qualsiasi tipo, è un esercizio delicato e complesso”: è vero. E' opportuno però ricordare che la valutazione prende avvio dall’analisi e dalla ponderazione degli scostamenti obiettivi..risultati. Lo scritto muove in altra direzione; se avesse sviluppato l'affermazione di chiusura “Le valutazioni su larga scala sono anche operazioni tecniche-scientifiche molto complesse che esigono una grande competenza professionale e molta abilità organizzativa” avrebbe focalizzate le regole fondanti il sistema educativo, di formazione e istruzione invece di proporre esperienze internazionali. Si veda in rete “Prove Invalsi: un’occasione per ristrutturare la scuola”.