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SCUOLA/ Perché non basta l’alfabeto a fare gli italiani?

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Don Bosco insieme ai suoi ragazzi  Don Bosco insieme ai suoi ragazzi

"La battaglia contro l’ignoranza", naturalmente, fu qualcosa di più della lotta all’analfabetismo e della semplice estensione delle capacità alfabetiche all’intera popolazione; non a caso, come sottolinea l’autore, essa fu a lungo accompagnata da alcuni dilemmi: "Fino a che punto le masse dovevano essere ‘istruite’ e in nome di quali valori potevano essere ‘educate’? Valori soltanto laici o anche religiosi? Attraverso quali vie si potevano promuovere sentimenti di appartenenza a un’unica storia?".
Ripercorrendo le risposte date a questi interrogativi, Chiosso ricostruire alcuni passaggi strategici della vicenda educativa e culturale dell’Italia unita e documenta come tale processo di crescita culturale ed etico-civile del paese abbia rappresentato il risultato di un impegno corale, che ha visto protagonisti non solamente lo Stato, ma anche la Chiesa nelle sue diverse organizzazioni e articolazioni (parrocchie, istituti religiosi di antica e recente fondazione, associazioni laicali ecc.), nonché ampi settori della società civile, sulle cui molteplici attività ed esperienze assistenziali ed educative nei riguardi dei ceti popolari solo recentemente si è concentrata l’attenzione della storiografia. Il passaggio "dall’Italia dell’ignoranza all’Italia alfabeta", sotto questo profilo, "si compì mediante il concorso di numerosi soggetti sociali, politici e religiosi che, con scopi spesso diversi e talora alternativi, risposero in modo positivo ai cambiamenti nei quali si trovarono ad agire".
Le scuole elementari e popolari, al pari di quelle rurali per i contadini e dei corsi serali destinati agli adulti e ai giovani lavoratori, così come il variegato e composito mondo magistrale ebbero, su questo versante, un ruolo di primo piano, ben evidenziato dall’autore, il quale dedica particolare attenzione alla funzione esercitata in questo ambito dall’editoria scolastica ed educativa, dai libri di testo e dalla pubblicistica pedagogica destinata alle classi popolari; nonché al rinnovamento dei metodi didattici e ai molteplici sussidi destinati a sostenere e a potenziare l’opera di alfabetizzazione e istruzione popolare.



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COMMENTI
20/05/2011 - Un cambiamento epocale (Sergio Palazzi)

Se prima dei 4 anni sapevo già leggere i titoli dei giornali il primo merito è di mio nonno Armando, classe 1904. Non ricordo se avesse fatto la 2^ o la 3^ elementare, per almeno metà della sua vita tecnicamente sarebbe da definire sottoproletariato agricolo inurbato. Ma, come capitava a tanti come lui e della sua epoca, quella pochissima istruzione l'aveva fatta fruttare ogni giorno, partendo dalla lettura dei giornali (che tra i suoi 18 ed i suoi 40 anni oltretutto non erano nemmeno un campionario di varietà). Nei dialetti emiliani di allora, "'gnurant!" era il più pesante tra gli insulti (o almeno tra quelli riferibili...). Lui e la nonna devono avere sputato sangue perchè almeno uno dei figli arrivasse al diploma dell'Istituto Tecnico, che nel '54 era come una laurea di adesso o forse di più. Quando ripenso a queste cose, io dott. prof. nella scuola di adesso, sento il cielo che mi pesa sulle spalle.