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SCUOLA/ Perché non basta l’alfabeto a fare gli italiani?

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Don Bosco insieme ai suoi ragazzi  Don Bosco insieme ai suoi ragazzi

Nel quadro delle iniziative promosse su questo versante dai cattolici, l’autore focalizza l’attenzione sull’operato di Don Bosco e dei Salesiani, il cui obiettivo di formare "onesti cittadini e buoni cristiani" si tradusse in una molteplicità di esperienze ed istituzioni: dagli oratori che, specie per i figli del popolo e per la gioventù delle classi subalterne, rappresentarono per lunga pezza la principale - e talora unica - forma di accesso ad una dimensione comunitaria più ampia e articolata di quella della famiglia d’origine, il luogo in cui sperimentare per la prima volta i valori e le regole della civile convivenza; alla fitta rete di istituzioni e di iniziative scolastiche (scuole artigiane, laboratori professionali, corsi serali per giovani lavoratori, colonie agricole, convitti per operaie, centri di formazione ecc.) le quali, oltre a fornire risposta alle variegate e crescenti esigenze di inserimento della gioventù delle classi popolari nel mondo del lavoro e della produzione, si rivelarono un formidabile strumento per far acquisire ai giovani - anche a quelli più problematici e "a rischio" - una disciplina interiore e uno stile di vita ordinato e regolare; nonché il mezzo per veicolare tra le giovani generazioni, attraverso l’applicazione al lavoro manuale e artigiano,  quelle virtù e quei valori  (impegno, senso di responsabilità, spirito costruttivo, fiducia nei propri mezzi e nelle proprie capacità ecc.) che avrebbero reso possibile la loro positiva integrazione nella vita del paese.
Particolarmente innovative, infine, sono le pagine dedicate da Giorgio Chiosso ai "nuovi protagonisti dell’educazione", ovvero a quelle figure di filantropi, medici condotti, divulgatori agrari, che, al di fuori dei tradizionali canali scolastici, e talora in contesti geografici e socio-culturali particolarmente difficili, esercitarono una funzione d’indubbia rilevanza sul terreno della promozione etico-civile e della diffusione dei valori nazionali nel mondo agricolo e tra le fasce più marginali e neglette delle popolazioni urbane.



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COMMENTI
20/05/2011 - Un cambiamento epocale (Sergio Palazzi)

Se prima dei 4 anni sapevo già leggere i titoli dei giornali il primo merito è di mio nonno Armando, classe 1904. Non ricordo se avesse fatto la 2^ o la 3^ elementare, per almeno metà della sua vita tecnicamente sarebbe da definire sottoproletariato agricolo inurbato. Ma, come capitava a tanti come lui e della sua epoca, quella pochissima istruzione l'aveva fatta fruttare ogni giorno, partendo dalla lettura dei giornali (che tra i suoi 18 ed i suoi 40 anni oltretutto non erano nemmeno un campionario di varietà). Nei dialetti emiliani di allora, "'gnurant!" era il più pesante tra gli insulti (o almeno tra quelli riferibili...). Lui e la nonna devono avere sputato sangue perchè almeno uno dei figli arrivasse al diploma dell'Istituto Tecnico, che nel '54 era come una laurea di adesso o forse di più. Quando ripenso a queste cose, io dott. prof. nella scuola di adesso, sento il cielo che mi pesa sulle spalle.