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SCUOLA/ Berlinguer aveva ragione, solo le paritarie possono "guarire" le statali

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Per evitare che al mito tutto italiano che la scuola non si possa valutare si affianchi il mito che, a prescindere, le scuole private hanno una minore qualità, bisogna moltiplicare questi rigorosi strumenti di valutazione, con adeguati investimenti. E fare analisi di valore aggiunto longitudinali per raccogliere dati di cui oggi non disponiamo.
L'occasione odierna mi spinge a allargare la riflessione sulla situazione della scuola. Siamo un Paese ingessato e questo vuol dire che siamo bloccati dagli stessi problemi ormai da almeno quindici anni. Un libro di Luisa Ribolzi di qualche anno fa titolato appunto Il sistema ingessato (1997) ha mostrato infatti come il nostro Paese sia uno dei pochi ad essere rimasto inchiodato ad un dibattito meramente ideologico sulla relazione pubblico-privato e, dunque, vi sia la necessità di sbloccarlo, prendendo decisamente la direzione di un suo superamento.
Ricordo che nel 1997 Berlinguer affidò a D’Amore, un grande esperto di statalismo e allora Direttore generale del ministero della Pubblica Istruzione, la relazione sul futuro della scuola non statale. Vi invito a rileggere oggi la relazione D’Amore, quattordici anni dopo. La sua conclusione fu chiara, e cioè che la scuola statale deve imitare la scuola non statale per tre motivi: migliorare il rendimento, ridurre i costi, avvicinare all’utenza l’esercizio del diritto all’istruzione (che è un diritto costituzionale), attraverso un potenziamento della libertà di scelta delle famiglie.
Vi invito, inoltre, a leggere due articoli pubblicati su Ilsussidiario.net scritti da una penna molto attenta dal punto di vista giuridico, come quella di Annamaria Poggi. Gli articoli ci ricordano un’importante sentenza della Corte costituzionale del 1994 che spesso trascuriamo, non riportiamo o non rendiamo nota pur essendo imprescindibile ai fini del riconoscimento della parità. In questa sentenza, la n. 454, la Corte costituzionale dichiara che limitare la fornitura gratuita dei libri di testo a chi frequenta le scuole statali è incostituzionale. L’eguaglianza personale, in sostanza, tra alunni di scuole statali e non statali, con buona pace di tutti è un dato di fatto, anche se ha dovuto imporsi a livello giurisprudenziale con non poche difficoltà.



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COMMENTI
04/05/2011 - Il metodo della libertà (zen gianni)

Dalle riflessioni di Gentili, altri possibili spunti. Il metodo della libertà, che è il cuore della modernità democratica, non sopporta griglie ideologiche. Quando poi si cita la Costituzione, dovremmo imparare che nessuno ne è difensore autorizzato, perchè la costituzione si difende anzitutto da sola (tant'è che non va nemmeno trattata quasi fosse un feticcio, ma allora, nel 46-47, migliore sintesi di valori alti, mentre oggi avrebbe bisogno di una rinfrescata, ovviamente in meglio: penso alla mancanza tra i principi fondamentali di quello di sussidiarietà....). Quindi va letta non in senso apologetico, ma critico-positivo, quindi oltre la logica schmittiana amico-nemico. Oggi purtroppo di moda. La scuola è figlia della nostra costituzione, dunque casa di tutti. Sicuramente la scuola statale pubblica, ma da Berlinguer in poi anche la scuola paritaria è pubblica. Forse pochi se ne ricordano... Sono queste ultime scuole che non funzionano? Ci vorrebbe un sistema di valutazione, che oggi non c'è, perchè anche alcune scuole statali e alcuni docenti non funzionano nelle statali. Conta quindi la qualità della scuola, anzitutto. E lo Stato deve puntare su questo, a partire dalle proprie scuole, ma non avendo timore, con regole chiare ed un sistema di valutazione misto, delle scuole paritarie. Pari dignità, non giudizi ideologici. E' la persona il diritto sussistente, non lo Stato.

 
04/05/2011 - scuole pubbliche statali e paritarie (zen gianni)

Condivido in pieno le riflessioni di Claudio Gentili, come sempre informate e puntuali.