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SCUOLA/ Berlinguer aveva ragione, solo le paritarie possono "guarire" le statali

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Queste responsabilità sono equamente distribuite nelle varie forze politiche del Paese: tra il 2000 e il 2005, i dipendenti pubblici sono aumentati di 600mila unità in una situazione internazionale in cui tutti i paesi pensavano a riorganizzarsi. Ma noi siamo un Paese che ha pensato di poter ancora immaginare uno Stato che fungesse da protettore delle debolezze dei cittadini e non da regolatore della loro vita.
In definitiva, se ci guardiamo indietro, dopo la legge sulla parità scolastica, non è stato realizzato nessun intervento a favore della scuola libera. I processi di modernizzazione e di miglioramento dell'efficienza nei sistemi formativi risultano ostacolati da quella che è stata efficacemente definita “l’alleanza tra Mammut e Dinosauro”, tra burocrazia e corporativismo, i due grandi avversari di ogni innovazione che introduca nella scuola i principi del merito, della valutazione, della responsabilità e della qualità.
La legge n. 62/2000 è rimasta inattuata non soltanto per l’ambiguità della sua idea di concedere alle scuole paritarie un diritto, ma anche per l’implicita scelta di privarle dell’indispensabile finanziamento, senza il quale quel diritto non si esercita. Esiste, dunque, un paradosso di fondo: il nostro sistema paritario è finanziato facoltativamente.
Eppure il problema non è legato al finanziamento in sé, quanto al fatto che esso debba essere indissolubilmente vincolato al tema della qualità. La promozione della competizione e dell’emulazione tra le scuole, sia statali che paritarie (con modalità di finanziamento che premino le offerte migliori, incentivino lo sviluppo e trasferiscano risorse direttamente alle famiglie) è di fondamentale importanza per un progetto di scuola libera in grado di assicurare alle famiglie la libertà di scegliere per i propri figli il tipo di formazione che ritengono più adatta.
Occorre dunque completare questo processo. Occorre che questo Paese “ingessato” si tolga l’ingessatura ed è necessario stabilizzare nel tempo la regola della contribuzione alle scuole non statali attraverso l’esercizio del diritto delle famiglie alla libera scelta sapendo, ovviamente, che questi sono obiettivi di lungo periodo.



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COMMENTI
04/05/2011 - Il metodo della libertà (zen gianni)

Dalle riflessioni di Gentili, altri possibili spunti. Il metodo della libertà, che è il cuore della modernità democratica, non sopporta griglie ideologiche. Quando poi si cita la Costituzione, dovremmo imparare che nessuno ne è difensore autorizzato, perchè la costituzione si difende anzitutto da sola (tant'è che non va nemmeno trattata quasi fosse un feticcio, ma allora, nel 46-47, migliore sintesi di valori alti, mentre oggi avrebbe bisogno di una rinfrescata, ovviamente in meglio: penso alla mancanza tra i principi fondamentali di quello di sussidiarietà....). Quindi va letta non in senso apologetico, ma critico-positivo, quindi oltre la logica schmittiana amico-nemico. Oggi purtroppo di moda. La scuola è figlia della nostra costituzione, dunque casa di tutti. Sicuramente la scuola statale pubblica, ma da Berlinguer in poi anche la scuola paritaria è pubblica. Forse pochi se ne ricordano... Sono queste ultime scuole che non funzionano? Ci vorrebbe un sistema di valutazione, che oggi non c'è, perchè anche alcune scuole statali e alcuni docenti non funzionano nelle statali. Conta quindi la qualità della scuola, anzitutto. E lo Stato deve puntare su questo, a partire dalle proprie scuole, ma non avendo timore, con regole chiare ed un sistema di valutazione misto, delle scuole paritarie. Pari dignità, non giudizi ideologici. E' la persona il diritto sussistente, non lo Stato.

 
04/05/2011 - scuole pubbliche statali e paritarie (zen gianni)

Condivido in pieno le riflessioni di Claudio Gentili, come sempre informate e puntuali.