BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Se i nativi digitali vanno fuori di testa, comprategli un cane

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto: Fotolia  Foto: Fotolia

Ma detto tra noi, che differenza c’è? Tutto ciò che è funzione mentale ha una risonanza sulla struttura cerebrale. Dopo il Nobel di Gerald Edelman (1972, ndr) sappiamo che c’è una plasticità neuronale sia come funzione sia come morfologia. La nostra vita quotidiana ce lo spiega meglio di qualsiasi teoria. Prima il telefonino e poi la diffusione del computer su vasta scala hanno totalmente cambiato il nostro modo di metterci in contatto. Grazie alla tecnologia dovremmo avere moltissimo tempo libero, e invece accade esattamente l’opposto. Ha mai notato che grazie alla capacità di travalicare i limiti spazio temporali, tendiamo a fare tutto contemporaneamente? Questo mondo cambiato lo abbiamo presentato ai nostri figli in assoluta buona fede. Ma le basi della nostra mente si costituiscono in relazione con il mondo esterno dai zero ai sei anni. Essendo cambiato l’oggetto-mondo, anche il prodotto delle interazioni è cambiato con il mutamento degli ambiti spaziotemporali. L’adolescenza enfatizza la risonanza di questi fenomeni.

C’è una domanda che assilla il mondo della scuola. I «nativi digitali» esistono o no?

Certo. Gli adolescenti di oggi hanno una emotività diversa da quella dei loro coetanei della nostra generazione. I cambiamenti sono legati essenzialmente al nostro personale senso del limite. Oggi è facilissimo travalicarlo attraverso il web. Ma quando le informazioni invece di essere orizzontali sono profonde, allora andare fuori di noi stessi può diventare un problema per la costituzione dell’identità. Per cui all’interno di internet e dei social network, soprattutto se evito un incontro «vero», dal vivo, io posso rappresentare me stesso in maniera ideale all’infinito, e questa è una fortissima tentazione per gli adolescenti.

Perché soprattutto per loro?

Perché l’adolescenza è quel periodo drammatico che vede il corpo cambiare di colpo e la mente doversi adeguare a questo corpo. Non ci siamo mai guardati tanto davanti allo specchio come quando eravamo adolescenti... Il «come» ci presentiamo e come ci rappresentiamo è cruciale nell’adolescenza, e il virtuale oggi interviene precisamente in questa dinamica dell’autoidentificazione. Può essere una risorsa se l’esito finale è «reale», cioè quello di una vita dal vivo, ma può divenire un problema se la persona rimane prigioniera della sua rappresentazione.

Che cosa è emerso dai suoi studi e dal lavoro sui pazienti?

Ho classificato cinque forme di dipendenza da Internet: la pornografia online, video e chat erotiche; il gioco d’azzardo online; l’information overload (la ricerca incessante di informazioni inutili, senza scopo, ndr); i social network e i giochi di ruolo. Questi sono i casi più frequenti.

Che età hanno i suoi pazienti?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >