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SCUOLA/ Se i nativi digitali vanno fuori di testa, comprategli un cane

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Sono per lo più adolescenti o ventenni che vengono individuati dai genitori. Poi, dai trent’anni in su, ci sono quelli in genere afflitti dalla pornografia e dal gioco d’azzardo online. Presentano comportamenti compulsivi legati a una dipendenza comportamentale. Ricordano molto i cocainomani, i bulimici. È un comportamento per il quale il protrarsi della durata della ricerca rappresenta la cosa più piacevole rispetto alla conclusione dell’atto in sé, cosa che avviene in tutti i modelli compulsivi.

Cosa notano i genitori, per portare i loro figli da lei?

I pazienti più giovani sono del tutto inconsapevoli di avere una dipendenza, inizialmente. A parte Internet questi ragazzi non hanno conflitti con i genitori. Anziché un conflitto, che in fondo è una forma fisiologica di comunicazione, hanno un vuoto, un’assenza. In questi casi è il genitore che provoca il figlio. La domanda più frequente ai figli è: che fai su Internet? Risposta: quello che fanno tutti i miei amici. Il conflitto avviene quando il genitore è esasperato perché Internet è un mondo a lui sconosciuto, su cui non ha controllo. Il comportamento che vedono è che i ragazzi tornano a casa e con lo zaino ancora sulle spalle accendono Facebook o i giochi di ruolo. Anche mentre studiano, tengono sempre un occhio sul monitor.

E come si manifesta la patologia?

Esistono sintomi di intossicazione e sintomi di astinenza, ma i primo sono molto più frequenti dei secondi. Se si limita forzandolo l’uso del computer ad un ragazzo che ne è dipendente, la reazione è di rabbia improvvisa, fino ad aggredire i genitori. Sono invece più frequenti e sfumati i sintomi di intossicazione, i quali si traducono sostanzialmente in uno stato dissociativo, che si innesca su internet, ma che tende a riattivarsi in automatico anche quando non si è connessi.

Si spieghi.

Se lavoriamo al computer siamo concentrati, facciamo operazioni sotto il controllo dell’io cosciente. Se invece chattiamo, giochiamo o navighiamo sul web per ore entriamo in uno stato molto simile al sogno ad occhi aperti che, a differenza di quel che avviene normalmente nella fisiologica distrazione quotidiana, diviene uno stato di dissociazione basale. In altre parole, la durata provoca la patologia. Nel mentale la quantità determina la qualità, cioè più faccio una cosa più tendo a rifarla automaticamente. È quello che accade nel gioco virtuale o nella navigazione web a-finalistica. Lo stato dissociativo, nelle sue declinazioni patologiche, sfocia in un distacco dalla realtà facilmente osservabile e documentabile.

Torniamo ai social network. Lei prima parlava del rischio di rimanere prigionieri della rappresentazione.



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