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SCUOLA/ Se i nativi digitali vanno fuori di testa, comprategli un cane

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I social network sfruttano questo meccanismo. Mentre il gioco d’azzardo e la pornografia sono degli atti comportamentali molto circoscritti e specifici, l’oggetto della dipendenza nel social network sarebbe la relazione con l’altro, che è nientemeno che il nostro «ossigeno», perché senza la relazione con l’altro non c’è evoluzione nel pensiero né nel modo di comunicare. Ora, il social network ha un primo livello di utilizzo assolutamente normale, in cui è goduto e se ne traggono vantaggi in termini di possibilità di comunicazione. Ma ad un secondo livello il social network può diventare uno schermo, una barriera contro gli stimoli. Un ragazzino timido che corteggia una compagna di banco, ad esempio, magari non ha il coraggio di invitarla per una pizza. Allora la «incontra» su Facebook. Ma su Facebook la relazione interpersonale presenta una diversità fondamentale: non c’è la corporeità. Tutto ciò che passa per il corpo, le emozioni, il linguaggio non verbale, è inficiato su Internet. Accade dunque che se quel ragazzino, dopo aver conosciuto meglio online la ragazzina, riesce a invitarla a mangiare una pizza, il monitor, la distanza fisica è stata funzionale, non patologica: ha fatto del bene. Ma può darsi che questo non avvenga, e che quello virtuale rimanga l’unico livello di relazione.

Esistono anche casi più gravi?

Sì, perché c’è poi un terzo livello, il più grave, in cui ci si mette in relazione solo con il mezzo. Qui troviamo chi gioca a carte con il computer, chi fa il gioco di ruolo con il computer... questi sono contesti di dipendenza stretta. Per quanto riguarda invece tutto il mondo del social network, piuttosto che di dipendenza patologica, io parlerei di psicopatologia web-mediata.

In che modo fa percepire al paziente che c’è un problema?

Cerco dei punti deboli... Spesso questi pazienti sono soli, non riescono ad uscire, razionalizzano tutto, dal punto di vista razionale sono più maturi della loro età. Emotivamente però hanno molte difficoltà, proprio perché le emozioni, nell’ambito degli affetti, sono le uniche che passano per il corpo. Il rossore del volto dice tutto, ci rivela. Il linguaggio del corpo e delle emozioni che passano per il corpo non sono programmabili, e rendono non programmabili le relazioni dal vivo. Il linguaggio non verbale si attiva solo se i corpi sono vicini. Su Internet, se noi parliamo di cose imbarazzanti, e ci vediamo tramite una webcam, non arrossiamo. Non è così per il cinema: se guardo un film e mi commuovo, è perché quello che vedo mi ricorda un’esperienza.

In cosa consiste la terapia?



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