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SCUOLA/ Vittadini: i test Invalsi possono davvero migliorare la scuola

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Nella scuola non tutto è testabile, ma i test sono utili (immagine d'archivio)  Nella scuola non tutto è testabile, ma i test sono utili (immagine d'archivio)

Per arrivare alla situazione di casa nostra, l’Invalsi ha semplicemente cominciato ad introdurre tale metodologia in una versione “moderata”, come condizione necessaria, ma non sufficiente, per valutare la qualità: non per costruire ranking rigidi, come succede in altre parti del mondo, ma innanzitutto per dare alle scuole strumenti - non obbligatori, ma somministrati su base volontaria - di autovalutazione del loro operato. Per sottolineare la necessità di strumenti che aiutino a migliorare la qualità della scuola, basti ricordare che nel Sud e nelle isole, secondo il Pisa, essa è ai gradini più bassi dei Paesi Ocse, mentre solo a livello di superiori gli studenti che abbandonano gli studi sono circa 170.000.
La stampa ha dato molta enfasi al boicottaggio dei professori, ma in realtà la gran parte degli insegnanti (9 su 10) e delle scuole accetta questo strumento di indagine che, va detto, viene utilizzato con molta competenza. I dati grezzi ottenuti vengono infatti trattati dall’Invalsi attraverso una metodologia raffinata - di Rasch - che li “ripulisce”, secondo diverse modalità, da eventuali distorsioni. I vari parametri di controllo dell’attendibilità dei test vengono esplicitati e pubblicati in appositi rapporti tecnici. Per ciò che riguarda l’impostazione culturale sottesa ai test, trattandosi di misurazione nazionale, la scelta è vincolata dalle indicazioni per il curricolo imposte dal Miur. E quindi le critiche all’Invalsi su questo punto, per coerenza, andrebbero rivolte al Miur.
Certo, la valenza educativa di una scuola è infinitamente più ampia di ciò che è testabile e quello di cui c’è più bisogno, anche per il grande malato italiano che è la scuola, è la ripresa di un impegno motivato da ragioni ideali di tutti i soggetti coinvolti nel processo educativo. Ma se è utopistico pensare che l’introduzione di test di valutazione come quelli somministrati dall’Invalsi possa costituire di per sé una soluzione per la scuola, perché opporsi a uno strumento che, se usato con moderazione e cum grano salis, può aiutare a conoscersi, correggersi, migliorare?




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COMMENTI
24/05/2011 - Il titolo è in contrasto con la conclusione (Vincenzo Pascuzzi)

Mi sembra che il titolo dell’articolo sia in palese contrasto, o almeno divergente, rispetto alla conclusione “se è utopistico pensare …”. La strumento non è stato usato né con moderazione (2.200.000 studenti testati) né cum grano salis (non ci sarebbero state le proteste, né la rivolta o boicottaggio); peraltro su questo punto l’autore è reticente. Chi e in che modo verrebbe aiutato a “conoscersi” e “correggersi”? Poi con quali modalità e mezzi avverrebbe il miglioramento? Nessun termometro scaccia la febbre.

 
24/05/2011 - Contestualizzare l'attività Invalsi (enrico maranzana)

“Perché opporsi a uno strumento che, se usato con moderazione e cum grano salis, può aiutare a conoscersi, correggersi, migliorare?”. Le prove invalsi operano un controllo esterno, vale a dire osservano l’efficacia del servizio scolastico; valutano il grado di conseguimento dei traguardi istituzionali. Qui sta il problema: non esiste coincidenza tra quanto si fa nelle aule scolastiche e l’orientamento dell’accertamento Invalsi. Il concetto di competenza, finalità del sistema scuola, non è univoco ma confuso: l’accezione mutuata dal parlamento europeo, a cui i programmi ministeriali del 2010 fanno esplicito riferimento, diverge da quella desumibile dalla legge [CFR in rete “Competenze poche idee ben confuse”]. L’Invalsi è un organismo consultivo del Miur: le direttive che il ministero ha fornito alle scuole dovrebbero essere il fondamento del suo lavoro. Ma non è così: le indicazioni nazionali orientano la didattica al “conoscere”, “approfondire”, “comprendere” .. mentre i test rilevano comportamenti molto più sottili [CFR in rete “Prove Invalsi: un’occasione per ristrutturare la scuola”].