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SCUOLA/ Israel: il problema non sono i test Invalsi ma chi li "governa"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

In un recente articolo la medesima Diane Ravitch ha denunciato come Bill Gates stia spendendo miliardi per imporre una ristrutturazione della scuola americana che ne abbassi il livello verso soglie minime, imponendo un uso massiccio dei test per valutare studenti e professori accusati di essere per lo più degli incapaci, con l’effetto di “demoralizzare milioni di professori che non capiscono come possano essere diventati da membri rispettati della società a Nemico Pubblico n. 1”. Ma Gates va avanti come un carro armato, convincendo a suon di dollari le autorità, mentre le opinioni di chi opera nell’istruzione vanno sempre più in direzione opposta. Nello stato di New York un gruppo di personalità autorevoli ha ammonito che l’uso dei test per valutare gli insegnanti è deleterio, e che la misura del “valore aggiunto” di apprendimento è priva di qualsiasi base.

Per Ravitch, le pressioni di Gates, congiunte al fallimento della politica bushiana del “No Child Left Behind” (corrispettivo della politica Berlinguer-De Mauro) stanno diventando una “combinazione tossica” per l’istruzione americana. Si può ovviamente dissentire da simili posizioni, ma non è corretto né intelligente far finta che un simile punto di vista, e che le criticità che solleva, non esistano. Sono molto sconcertato dalla tecnica del silenzio - congiunta a quella dello “strawman” - con cui si ignora qualsiasi argomento di merito e qualsiasi riferimento a posizioni diverse all’estero. Per quanto mi riguarda, ho prodotto un’analisi dei disastri prodotti dal “teaching to the test” negli apprendimenti della matematica in Finlandia, sulla base di analisi finlandesi. Non ho avuto l’onore di una replica, salvo qualche scrollata di spalle che si qualifica da sé. Assicuro tuttavia che queste tecniche produrranno l’effetto contrario a quello voluto, a costo di dover ripetere centinaia di volte le stesse cose.

Sarebbe inoltre opportuno riflettere su un duplice aspetto delle politiche dell’istruzione basate su schemi che si pretendono oggettivi e “scientifici” (quale abuso di questa parola!): è l’asservimento della dimensione educativa a un approccio tecnocratico - e qui mi ricollego alle osservazioni finali di Vittadini - ed è la violazione della democrazia. Sia chiaro: non amo affatto la demagogia democraticistica, e penso che la conoscenza abbia poco a che fare con essa, e tanto meno con l’egualitarismo, ma trovo francamente insopportabile l’idea che il processo educativo venga tolto dalle mani degli insegnanti per metterle in quelle degli “esperti” scolastici - la cui competenza specifica è tutta da dimostrare, e che spesso non producono altro che verbosa tuttologia - sostenuti da un apparato finanziario che s’impone con la brutalità del potere economico. Come dice Ravitch, “quel che è più allarmante è che Bill Gates usi le sue vaste risorse per imporre la sua volontà alla nazione e sovvertire il processo democratico. Perché dovremmo decidere di affidare l’educazione pubblica a un miliardario magari ben intenzionato ma disinformato!”.



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COMMENTI
28/05/2011 - Tutti gli effetti indesiderati dei test Invalsi (Vincenzo Pascuzzi)

Secondo Campbell, più un indicatore quantitativo sociale è utilizzato per prendere una decisione sociale e vincolante più esso è soggetto alle pressioni di corruzione da parte degli agenti coinvolti avendo come conseguenza che l’indicatore corromperà il fenomeno stesso che intendeva monitorare. L’esempio citato da Campbell è quello dell’uso dei test di valutazione per studenti utilizzati per giudicare la validità della loro scuola. Una rappresentazione narrativa della distorsione che questi test hanno prodotto è presente nella bellissima e molto realistica serie televisiva americana "The Wire". In alcuni episodi, un giovane insegnante in una scuola statale marginale viene introdotto al sistema dell’istruire gli studenti affinché possano passare il test senza preoccuparsi del resto delle attività educative. Tutte le risorse della scuola si concentrano sull’ottenere un buon risultato sacrificando le altre esigenze e il benessere degli studenti. Il messaggio che viene dalla lezione di Campbell è chiaro. Quando si ha a che fare degli indicatori quantitativi che devono monitorare un dato fenomeno sociale e allo stesso tempo esserne la base di valutazione delle attività di un soggetto (individuale o collettivo), bisognerà tenere in considerazione il comportamento strategico del soggetto. La legge di Campbell, quindi, non è altro che l’espressione di una "corsa agli armamenti" tra i valutati e i valutatori. Leggi tutto: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20110528145715

 
28/05/2011 - La legge di Campbell (Vincenzo Pascuzzi)

....Alcuni sociologi tra i quali Serge Latouche criticano che i sistemi di misurazione che vanno per la maggiore siano effettivamente sistemi razionali, ove per razionale si deve intendere qualcosa la cui crescita permette un effettivo incremento di felicità e benessere per le persone. A mio parere è una tesi come un altra. La felicità è molto soggettiva. La vera perversità di seguire l'andamento del Pil, piuttosto che dei secondi di produzione, sta nel fatto che questi sistemi di misurazione si vengono a trasformare da mezzi a fini. Il fine della produzione non è più produrre meglio e garantire un certo standard qualitativo per la vita degli operai, ma semplicemente produrre di più. Vi giuro che ho visto aziende fallire perché per produrre di più hanno abbassato talmente i prezzi da rimetterci. Tralasciando gli estremismi e le patologie, questa bizzarria è ormai entrata nell'aria ed è bene espressa dalla legge di Campbell la quale dice che l'ufficializzazione di un sistema di misura ha l'effetto perverso di imporre comportamenti strategici. Questa legge si applica alla perfezione al nostro sistema educativo.

 
28/05/2011 - Gelmini: "Sulla valutazione non si torna indietro" (Vincenzo Pascuzzi)

Condivido l’articolo ma formulo alcune osservazioni: 1) “nessuna obiezione di principio all’uso di test”: però almeno una c’è ed è quella relativa al loro costo in termini economici, di tempo, di turbativa della didattica e della serenità di prof e alunni in ordine al possibile uso improprio dei risultati. 2) “componente limitata di un processo molto più vasto di valutazione”: forse saranno pari a 1/5 o 1/6? ma allora sono inessenziali e se ne potrebbe fare a meno?! e poi chi e come provvede ai restanti 4/5 o 5/6 della valutazione rimanente e chi garantisce che essa ci sia? 3) “l’avvenuta acquisizione di livelli imprescindibili”: cioè una miseria! e non potrebbero farlo meglio, più semplicemente, a costo quasi zero i docenti stessi? il discorso dei livelli o obiettivi minimi è deleterio, è un incaprettamento dei programmi: gli obiettivi minimi a fine anno (e limitati ad alcuni) diventano poi gli “obiettivi” dell’anno successivo per tutti! 4) Non è chiaro, non è noto perché e come i test dovrebbero migliorare la scuola. Per emulazione agonistica? Facendo vergognare chi li sbaglia e si classifica agli ultimi posti? 5) Non sono chiari o non sono enunciati i propositi e gli intendimenti del Miur. Lasciano stupefatti le dichiarazioni e i propositi di Gelmini, intervistata dal Messaggero, il 10 maggio (cioè prima dell’avvio dei test prescindendo dallo svolgimento e dai risultai): "Sulla valutazione non si torna indietro. È il punto di partenza per avere una scuola migliore".

 
27/05/2011 - Nonsololiceali (Paolo Fasce)

"Da un lato, diversi test presentano gradi di difficoltà incongrui: alcuni test liceali sono quasi di pari livello di test proposti in quinta elementare". Il prof. Israel dimentica che una rilevazione standardizzata ha lo scopo di segmentare la popolazione campionata, discriminando tra livelli di conoscenze consolidate. Da un lato dobbiamo capire quanti, giunti al quinto anno della scuola secondaria, sono rimasti a livelli elementari, dall'altro, occorre ricordare la grande varietà di indirizzi della secondaria di secondo grado, rispetto alla primaria e alla secondaria di primo grado. Israel parla di "test liceali" che non esistono. Sostanzialmente come le prove OCSE PISA, i test INVALSI della secondaria sono somministrati nelle classi seconde. Anche quelli che frequentano gli istituti professionali e tecnici.

 
27/05/2011 - siamo solo all'inizio (Daniela Notarbartolo)

Mi pare che la questione posta - se i test nazionali devono valutare solo i livelli base oppure livelli più alti come per esempio le capacità logiche - sia interessante sotto molti profili. La definizione di quel che sia da considerare "di base" non è scontata nella scuola italiana. Invalsi si è sforzato di non fare test nozionistici (gli spregiati quiz), ma nel tentativo di misurare "processi" e non solo conoscenze inerti si muove di fatto in un territorio insidioso. Aspetto con ansia l’annunciato scritto del prof. Israel, che ringrazio per questo bel rilancio a bocce ferme.

 
27/05/2011 - il "vero" senso del testo (daniela graffigna)

La domanda cui fa riferimento il professor Israel riguardo alle prove Invalsi di italiano mi pare fosse volta a stabilire se lo studente aveva capito il senso "base" del racconto in questione (per intenderci, il CHI, DOVE, COME, QUANDO); non mirava, come sembra aver interpretato il Professore nelle righe successive, a stabilire quale fosse quello che, nel lessico scolastico e non, si chiama "il messaggio" dell'autore, quello sì, come ben dice Israel, estremamente complesso e ricco, e quindi non riconducibile a test. E' vero: "quel che occorre insegnare e apprendere è proprio a pensare la molteplicità di senso e le sfumature del testo", ma per fare ciò occorre passare, prima, dalla comprensione di quello che ho appena chiamato significato "base", o "oggettivo" di un testo: la scuola de "l'aspirale" sembra avere purtroppo da tempo dimenticato questo fondamentale, imprescindibile punto di partenza! Ben vengano i test Invalsi a ricordarglielo!

 
27/05/2011 - Pensiamo al meglio quando c'è il peggio? (Sergio Palazzi)

Caro Israel, sa che spesso sono sulle sue posizioni ed anche in questo articolo trovo molti spunti indiscutibli. Ho letto p. es. analisti che criticano i sistemi di valutazione USA sia da destra sia da sinistra e ci ho trovato idee meritevoli di attenzione. E per quel che riguarda la mia area chimica, ho detto e scritto parole di fuoco: su come viene insegnata e su come viene valutata, proprio perchè mi sembra un esempio pluridecennale di teaching for the test. Con tutto questo, però, vogliamo prendere atto che se nei licei gli studenti non sanno risolvere i problemini "da quinta elementare" o "da settimana enigmistica" è importante che il Sistema se ne renda conto e che magari prenda in considerazione l'ipotesi, un bel dì, di provvedere? La licealizzazione di massa, che ha "finalmente" contagiato oltre il 50% di studenti e famiglie, è in parte causa ed in parte conseguenza di questo smantellamento del sapere. A questo punto ben venga un sistema di rilevazione organico che metta di fronte alle proprie responsabilità chi ha programmaticamente voluto (o supinamente accettato) questo stato di cose. E consenta di distinguere, magari, tra le scuole dove si cerca di metterci una pezza e quelle a cui sta bene così. Non è soltanto la solita pars destruens: se non si frena "l'aspirale" discendente non si può pensare a risalire. I metodi per le analisi del sangue potranno migliorare, non dobbiamo però dare corda a chi ha interesse a propagandare l'obiezione dal prelievo venoso.

 
27/05/2011 - Test: componente limitato della valutazione (enrico maranzana)

Il feed-back è un principio di gestione irrinunciabile: si articola in auditing esterno e auditing interno. Tanto si discute sulle prove Invalsi, relative al controllo esterno, ma si tace sul controllo interno che, dal lontano 1974, le scuole avrebbero dovuto praticare [Il collegio dei docenti “valuta periodicamente l'andamento complessivo dell'azione didattica per verificarne l'efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell'attività scolastica”]. Quale salto di qualità si avrebbe se l’oggetto delle due rilevazioni fosse identico. Il “teaching to the test” è sintomo inequivocabile dello stato confusionale della gestione scolastica: il sistema educativo, di istruzione e formazione non è orientato al conseguimento della finalità istituzionale [legge 53/2003 art.2 lettera a)].