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SCUOLA/ Svelato il mistero di quei ragazzi che "perdono tempo" all'istituto tecnico

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

“Questi ragazzi non capivano proprio perché continuare a perdere tempo all’istituto tecnico, quando potevano entrare nell’aziendina di famiglia e farsi le ossa, avendo anche un po’ di soldi in tasca. Non ho visto alcuna nostalgia della scuola in loro, ma anzi l’orgoglio di chi ha abbandonato un luogo da ragazzi con i compiti, i prof, per entrare prestissimo nel mondo adulto... Ma questi sono i ‘fuggitivi’ più fortunati. Chi lascia la scuola e non ha il paracadute del lavoro rischia grosso, rischia la deriva, il branco, rischia di deprimersi e di chiudersi in se stesso...”. Così Gustavo Pietropolli Charmet, su Repubblica di martedì 24 maggio, a commento degli sconfortanti e consueti dati sull’abbandono scolastico in Italia, che risultano dal recentissimo Rapporto Istat 2011.

C’è tutto, in questa descrizione. Tutto quello che c’è da sapere sul male misterioso della scuola italiana. Ma occorre decrittarlo, usando come chiave alcune frasi, alcune espressioni, fulminanti, ma che rischiano di sembrare banali. O peggio, “sbagliate”. Innanzi tutto “non capivano proprio”. Non sono i soli a non capire, questi ragazzi. Forse sono tra i pochi ad avere il coraggio di dirlo. Non si capisce proprio perché stare in un ambiente dove l’alternativa è tra il “si deve perché è così” della scuola che si vuole finalmente autoritaria, severa e selettiva e il “si deve perché è facile, si socializza, perché non c’è niente da sapere per davvero”. Niente che serva per davvero.

“Perdere tempo all’istituto tecnico” è la seconda chiave. Il tempo non è mai così poco, così ansiosamente prezioso, come quando si ha una vita davanti. Si può perdere tempo, essere costretti a fare cose senza esplicitazione del nesso possibile con l’esperienza e l’utilità propria o altrui, quando si è stufi della fatica di vivere (cazzeggiare su internet è un diritto inalienabile dell’impiegato) o si è stanchi di molti anni. Non quando ogni momento può essere quello in cui riemerge la domanda “Che cosa sarà di me? Qual è il mio posto in questo mondo che sembra non rispondermi e non corrispondermi? Ed io che sono?”



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COMMENTI
30/05/2011 - amaro lascito del marxismo (attilio sangiani)

Mentre insegnavo Diritto ed Economia all'ITC alcuni allievi avevano ottenuto di fare "stages" in banche, durante le vacanze. I sindacati, allora unitari sotto l'egida della Cgil fecero cessare questa "alleanza" con il mondo del lavoro, con il pretesto da "lotta di classe" dello "sfruttamento". La stessa Ggil ed il Pci si opposero srenuamente a consentire l'assolvimento dell'obbligo scolastico nelle scuole professionali, passate alle Regioni. E dire che la pedagogia marxista, in teoria, prevederebbe il lavoro manuale e intellettuale associato al primo, come fattore decisivo nelle crescita dell'uomo. Però prevaleva la fissazione ideologica dello "sfuttamento", sempre e comunque. Cordialmente, as