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SCUOLA/ Tutti al liceo, vittime del Grande Equivoco

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Analogamente, dal punto di vista dell’insegnante liceale, non può essere abbracciata un’idea di cultura che non abbia nulla a che fare con l’attività propria dell’uomo, cioè la praxis. Gli esaltatori della “purezza culturale”, del valore assoluto del sapere disinteressato, allontanano il loro oggetto in una dimensione astratta. Anche i cultori di un certo sapere “realistico” possono cadere nell’equivoco dell’irrilevanza della dimensione attiva della soggettività conoscente: se il rapporto con la realtà è mediato fondamentalmente dai saperi formalizzati, si rischia di mantenere quella separazione che dicevamo essere il problema fondamentale della scuola. Un approfondimento del modo proprio dell’uomo di agire permette di “legare la praxis con il lavoro in modo non semplicistico”, e di far emergere nella praxis umana “la profonda relazione” che essa ha con il vero, con il bene e con il bello, superando il mero utilitarismo, senza ricadere nello spiritualismo astratto. C’è come una duplice direzione nell’operare umano: in ciò che è “prodotto” si esprime anche la dimensione intransitiva dell’agire, cioè il suo rapporto con il vero, il bene e il bello; mentre “la stessa disinteressata, interna comunione con la verità, il bene e il bello, diventa sorgente di una tale praxis attraverso la quale l’umanità si irradia all’esterno”. In sintesi, come è nella citazione del poeta Norwid, “Il bello è tale per rendere affascinante il lavoro”.

Questa concezione antropologica mi sembra possa tenere aperta, anche all’attività formativa, la possibilità di una sfida a quel recupero di una vera utilità umana che deve essere sperimentata da subito, se si vuole che le motivazioni di chi insegna e di chi apprende siano sostenute. Certo c’è molto da cambiare...



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COMMENTI
01/06/2011 - e se li abolissimo, i licei? (Vincenzo Pascuzzi)

Iscrivere i figli al liceo è diventata una moda, uno status symbol? Famiglie, studenti e docenti hanno instaurato un circolo virtuoso: i migliori vanno alle scuole migliori e queste risultano migliori proprio perché attraggono i migliori, sia prof e che studenti! Il fatto che “i livelli dell’istruzione liceale sono vertiginosamente crollati” non modifica il giudizio in termini relativi. Per quanto svalutati, i licei risultano ancora più validi e attrattivi rispetto a tecnici e professionali. La fama o la nomea si auto realizzano, continuano il circolo virtuoso. Virtuoso? Sì, relativamente e per chi ne fa parte. Complessivamente (per tutta la scuola e per la nazione) il circolo risulta invece vizioso, negativo e svantaggioso. La realtà è che tecnici e professionali non sono (o non sono considerati, che poi in pratica è – o diventa - lo stesso) istituti di serie A. Da ciò deriva la “massificazione dei licei” - come scrive Silvana La Porta - che danneggia (ma non è la sola causa) sia i licei stessi che l’istruzione tecnica e professionale. A questo punto si potrebbe avanzare l’ipotesi (o la provocazione) di abolire del tutto i licei o almeno il liceo classico. Quest’ultimo in particolare è responsabile, in bene e in male, della polarizzazione prevalentemente umanistica e teorica di tutta la scuola italiana e della situazione distorta segnalata da La Porta. …. leggi tutto l’articolo: http://www.scuolaoggi.org/archivio/pensiamo_al_dopo_gelmini_e_se_li_abolissimo_i_licei

 
31/05/2011 - il pensiero di Nietzsche e Wojtyla (attilio sangiani)

Nietzsche non è un maestro da proporre. Per lui, estremo aristocratico-individualista, la "praxis" era la auto-costruzione ed auto-salvazione dell'uomo. La sua avversione ai licei dipendeva dal fatto che, attraverso di essi, si tramandava una cultura "umanistica" che non solo non era radicalmente individualistica, ma implicava "gli altri" e l'Altro. Nice faceva "tabula rasa" di tale cultura ed arrivava a negare qualsiasi trascendenza e qualsiasi etica che non fosse "autoprodotta" dall'"oltreuomo". Quanto a Wojtyla la sintesi che si legge in questo articolo è assai riduttiva fino alla falsificazione. Manca una parola-chiave: "anche". La persona umana si costruisce "anche" con la praxis. Altrimenti si rischia di iscrivere Giovanni Paolo II° ai movimenti di pensiero che si possono riassumere così: "l'azione precede il pensiero" (fascismo, attualismo di Gentile, marxismo, vitalismo...). Se la "prassi" è analoga alla "charitas", ed il "pensiero o logos" è analogo alla "veritas", Ratzinger ci dice: "veritas in charitate" e "charitas in veritate". Se si rompe il binomio a favore della "veritas" si cade nell'intellettualismo; se in favore della "charitas" si cade ne vitalismo, ecc...

RISPOSTA:

Lungi da me l'intenzione di proporre Nietzsche come maestro! Mi sembra di aver solo detto che aveva già individuato il problema. Senza per nulla condividerne la soluzione. Quanto al card. Wojtyla, pur non ancora Papa, mi guarderei bene dal correggerne il pensiero che afferma la profonda relazione della soggettività umana con Dio, sua vera consistenza. Mio intento era appunto di suggerire una rilettura della profonda lezione di Wojtyla, che contiene una risposta a Nietzsche, ma anche a Marx, e a tutti gli altri elencati... AT