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SCUOLA/ Aprea: ai docenti non serve un vecchio concorso ma un nuovo reclutamento

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

L’ipotesi di tornare al concorso come modalità di selezione del personale docente, che fu a suo tempo caldeggiata dal ministro Fioroni - che si fece affidare una delega - e mai realizzata, presenta non poche controindicazioni, tutte peraltro, che sconfessano le scelte fin qui operate dal ministro Gelmini.
La prima è che il concorso è in grado di accertare, attraverso prove scritte e orali, eventualmente solo il possesso della prima competenza. E lì si ferma. Chi ha fatto a suo tempo i concorsi di abilitazione e di ruolo può testimoniarlo direttamente. Il concorso conferma che si conoscono i contenuti disciplinari da insegnare, ma nulla dice circa l’effettiva capacità didattica, relazionale, ecc. posseduta dal candidato. Sostenere che il concorso garantirebbe il reclutamento di qualità suona pertanto affermazione audace e improvvida assai. A meno che...
A meno che si abbia in mente l’antico insegnante gentiliano, di cui si ha una confessata nostalgia, e che è stato l’insegnante della nostra adolescenza (donde, forse, la nostalgia!). Vi sono poi tutte le altre controindicazioni, che riguardano i tempi biblici di svolgimento di mega-concorsi, l’ingestibilità organizzativa, e soprattutto il carattere di quasi-sanatorie, se vengono “riservati”.
È giunto, al contrario,  il momento di puntare su una moderna e riconosciuta professionalità dei docenti che deve essere costruita attraverso la formazione iniziale universitaria e successivamente valutata, ricondotta al merito, sostenuta e premiata dalle scuole autonome che devono poter responsabilmente entrare nel circuito della gestione delle risorse umane (oggi gestita burocraticamente e centralmente attraverso punteggi e contenziosi) per garantire quel valore aggiunto che solo docenti preparati e qualificati sanno dare ad ogni singola scuola.
Ovviamente, sappiamo bene che le nuove norme non potranno ignorare i diritti acquisiti dei docenti precari o dei docenti non abilitati in servizio nelle scuole, ma proprio per questo, accanto alle assunzioni programmate o da autorizzare, è opportuno prevedere altri e più professionali canali di reclutamento per  i docenti che si formeranno secondo i nuovi percorsi universitari. Penso ad Albi regionali per gli abilitati post-formazione universitaria e a procedure di assunzione da parte di reti di scuole, in grado di valutare per ogni scuola il docente migliore.



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COMMENTI
05/05/2011 - sparigli negli sparigli (Claudio Cereda)

Interessante la argomentazione della Presidente della Commissione Istruzione. Ai tempi di Mao Tse Tung si sarebbe parlato di "contraddizioni in seno al popolo". Mi pare che discutano fingendo di non capirsi. Aprea ha ragione sulle linee di prospettiva: a quando gli albi regionali? Bruschi dice: nella gestione del transitorio c'è qualche strumento basato sul merito che ci consenta di correggere parzialmente il meccanismo della graduatoria? La mia preoccupazione è quella, dopo la sanatoria dei 60 mila, di non trovarci a non far nulla sul resto per effetto di qualche nuovo art. 64. Da Aprea e dalla Commissione mi aspetterei tempi certi sulla definizione delle questioni di governance e di stato giuridico che giacciono (con la sua firma) dal lontano 2008. C'è qualcuno che pensa che si facciano cose sconvolgenti negli ultimi due anni? L'esperienza dice di no.