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EDUCAZIONE/ Non solo "mine vaganti": ci sono giovani che sanno battere il cinismo

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Il fatto che abbia scelto certe vie in perdita come apparenti soluzioni, seppur inefficaci e diseconomiche, testimonia infatti la presenza di un io che di fronte a un’opzione può giudicarla e poi accoglierla o rifiutarla.

E’ da questo io che possiamo sempre ripartire, dalla risorsa del suo pensiero che può tornare ad orientare il soggetto nel proprio moto, che può permettere il passaggio da un godimento feroce e senza limiti a una soddisfazione possibile senza obiezione per l’apporto dell’altro.

Per questo proprio non ci rassegniamo a considerare i ragazzi delle mine vaganti, perché non rappresentano un pericolo da cui difendersi o da evitare, bensì soggetti pensanti su cui investire. Anche quando stanno male vibra nascostamente in loro il desiderio di star bene (al contrario di noi adulti che per lo più ci rinchiudiamo nell’orgoglio doloso e dolente della nostra patologia, sordi agli inviti a occuparci del nostro benessere): non riconoscerlo è mancare un’opportunità per loro e per noi stessi.

E non sono nemmeno una specie mutante come dice Fiumi; magari possono sembrarlo, eppure sono e restano pienamente umani anche nell’errore. Almeno noi dobbiamo ricordarcelo e, forse, ricordarglielo.



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