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SCUOLA/ L’uovo di Colombo che salva i precari e i non abilitati

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Si attende a breve l’uscita del decreto sull’aggiornamento delle graduatorie che dovrebbe sancire, pur con alcune misure restrittive, la possibilità di inserimento “a pettine” in una provincia diversa da quella di iscrizione. Le restrizioni rilevanti concernerebbero l’aggiornamento delle graduatorie, che diverrebbe triennale, e l’obbligo per i nuovi immessi in ruolo di permanere sul posto per almeno 5 anni. La Cgil si oppone ad ogni mediazione e con lo sciopero del 6 maggio chiede, tra le altre cose, la stabilizzazione di tutto il personale precario (100mila persone). In pratica una “mission impossible”.
Ben diversa la posizione della Uil Scuola che, tramite il segretario nazionale Di Menna, propone l’immissione in ruolo sui posti vacanti e l’avvio di nuovi concorsi per le graduatorie esaurite. In qualche modo, questa linea riprende quella avanzata da Max Bruschi, per cui si renderebbe necessario aprire una fase concorsuale altamente selettiva per una platea costituita esclusivamente dal personale abilitato, la maggior parte del quale si presume inserito in una qualche graduatoria. L’effetto in tal modo ottenuto sarebbe quello di mettere a concorso dei posti realmente vacanti (il 50% di quelli disponibili), lasciando in appannaggio allo scivolamento in ruolo dalle graduatorie il restante 50%. Soluzione utile forse a sgretolare la monoliticità delle graduatorie ad esaurimento, ma che penalizza pesantemente i giovani neolaureati in attesa di entrare nella scuola.
La proposta dell’avvio di una fase concorsuale non è da scartare a priori, purché siano chiare alcune condizioni previe che consentirebbero di superare i limiti entro i quali essa è circoscritta, definiti appunto dall’obiettivo di concentrarsi solo sulle graduatorie degli abilitati per progressivamente depotenziarle. Se il ministro Gelmini indicava in un lasso di tempo di 7/8 anni il periodo necessario ad avere ragione del precariato “regolare”, si può presumere che lo stadio concorsuale lo possa accorciare di due, massimo tre anni. Nel frattempo, da oggi allo svuotamento totale delle graduatorie, chi volesse abilitarsi dovrebbe attendere. Ecco perché la proposta di Bruschi (concorso per gli abilitati), nel caso venisse attuata, rischierebbe di mettere ancora in stand by il regolamento sulla formazione iniziale, pur in presenza del primo decreto applicativo (n.139, emanato il 4 aprile), attualmente in esame presso la Corte dei Conti.
Bisogna invece studiare una misura che, evitando inadeguate scorciatoie ope legis, contemperi nello stesso tempo assorbimento del precariato e percorso abilitante. In che modo?



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COMMENTI
07/05/2011 - Non solo "In che modo?" Soprattutto "in fretta" (Filomena Zamboli)

Nella scuola italiana le riforme ordinamentali e curricolari, le sperimentazioni e i monitoraggi,il reclutamento e le stabilizzazioni soffrono da sempre di discrasie temporali che ne compromettono spesso la portata perchè,nel nostro caso,i diritti sacrosanti maturati da alcuni(i docenti delle graduatorie a esaurimento che servono da anni la scuola italiana e senza garanzia per la continuità didattica e il diritto allo studio dei ragazzi) collidono con quelli di altri(gli aspiranti alla professione docente).Nello specifico della questione è proprio il fattore tempo che rischia di rendere le soluzioni non risolutive della necessità fondamentale che la "nuova scuola" (quella che nasce dai tagli e dal contenimento della spesa, dalle riforme e dalle competenze) chiede come l'ossigeno: la qualità concretamente rappresentata dalla risorsa professionale docente. Forze nuove, giovani, piene di desiderio, di voglia di misurarsi in una professione che nulla ha a che vedere con l'impiego statale. Allora il problema non sta nel concorsone "una tantum" o biennale, nella ripartizione al 50% dei posti disponibili, non solo, ma nel fare finalmente in modo che intanto che si immettono in ruolo gli storici precari si dia vita subito al percorso abilitante, si facciano formare "nella" scuola i nuovi docenti, perchè quelli delle graduatorie a esaurimento si sentono, per forza, già decani. Non aspettiamo che siano le mediazioni tra diritti sacrosanti a dettare il futuro intanto che discutiamo. Rischiamo

 
06/05/2011 - ps (Max Bruschi)

chi scrive non pensa affatto al "concorsone una tantum", ma a formule concorsuali biennali. Dunque i nuovi abilitati entrerebbero progressivamente a far parte dei "concorrenti", giocandosela sul merito e avendo pari opportunità con tutti gli altri.

 
06/05/2011 - Un chiarimento necessario (Max Bruschi)

In attesa della conclusione del dibattito sul nuovo reclutamento e di fare magari il punto, mi sembra essenziale fare una precisazione. TFA, formazione iniziale ed eventuali "concorsi" (comunque li si voglia espletare, sempre di un concorso - a norma della Costituzione - si tratta, anche se consistesse in una semplice chiamata da parte delle scuole, vedi sistema di reclutamento universitario ex riforma Gelmini e Rinascita-Livi) NON sono in conflitto l'uno con l'altro. Voglio essere chiaro sul punto, perché non vorrei si creasse panico ingiustificato. La formazione iniziale e l'abilitazione che la corona costituiscono infatti la "platea concorsuale". Il concorso, la modalità attraverso la quale chi ha acquisito l'abilitazione partecipa alla selezione per il "posto di lavoro". La formazione iniziale è incardinata e partirà. Nel frattempo, occorre predisporre e in tempi rapidi il nuovo reclutamento. Altrimenti, lo scrivo a memoria futura, la spinta alla riapertura delle graduatorie non troverà purtroppo ostacoli. Meglio dunque esercitare sin da ora l'arte del possibile.