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SCUOLA/ L’uovo di Colombo che salva i precari e i non abilitati

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

1. Anzitutto, come da alcune parti è stato fatto presente, una parte dei posti che vengono assegnati dagli uffici dell’amministrazione in organico di fatto, dopo il termine delle iscrizioni, potrebbe essere messa a disposizione da subito in organico di diritto. Se la disponibilità dei posti in organico di fatto fosse limitata al solo 10% (anche riducendo significativamente i passaggi di ruolo e di cattedra), il numero dei posti da mettere a ruolo salirebbe di circa 10/12mila posti: si arriverebbe a 30/40mila cattedre disponibili per l’anno prossimo. Di queste, come da norma, il 50% resterebbe disponibile per le graduatorie ad esaurimento, mentre alle altre forme di assunzione andrebbero le altre 40mila cattedre.  

2. Quali altre forme di immissione in ruolo per l’immediato, in attesa che vadano a regime le nuove lauree magistrali per l’insegnamento? Sicuramente non sanatorie spicciole, ma forme concorsuali, che tengano conto, anzitutto, del fatto che il Tirocinio Formativo Attivo (TFA) transitorio, consistente di un percorso di studi e di verifica attitudinale, con prova di accesso impegnativa (tre prove) ed esame di valenza accademica conclusivo, è già di fatto un concorso vero e proprio.

Nulla vieterebbe di pensare allora al “secondo” 50% distribuito in questo modo: da una parte, prova concorsuale riservata per l’immissione in ruolo nelle cattedre delle classi di concorso esaurite (un terzo delle graduatorie risultano esaurite: un numero davvero consistente), magari utilizzando una forma concorsuale simile a quella del TFA così come individuata per coloro che sono in servizio; dall’altra, assimilazione in via eccezionale del TFA ad una prova che porti ad un rapporto a tempo indeterminato nella specifica cattedra per la quale è stato effettuato il percorso. In quest’ultimo caso, tuttavia, il concorso potrebbe essere bandito dalla scuola autonoma stessa o da reti di scuole, nelle quali il candidato abilitato si impegna a restare per un certo numero di anni (almeno cinque).

Niente di nuovo sotto il sole: esiste già l’esempio delle scuole Rinascita-Livi di Milano, il cui organico funzionale è reclutato per convocazione dalla scuola tra i docenti abilitati che hanno svolto il tirocinio presso l’istituto e stabilizzato sulla cattedra dopo un anno di utilizzo. Risolvere i problemi è meno complicato di quanto sembra, basta tenere conto dell’esistente e di tutti i fattori in gioco.



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COMMENTI
07/05/2011 - Non solo "In che modo?" Soprattutto "in fretta" (Filomena Zamboli)

Nella scuola italiana le riforme ordinamentali e curricolari, le sperimentazioni e i monitoraggi,il reclutamento e le stabilizzazioni soffrono da sempre di discrasie temporali che ne compromettono spesso la portata perchè,nel nostro caso,i diritti sacrosanti maturati da alcuni(i docenti delle graduatorie a esaurimento che servono da anni la scuola italiana e senza garanzia per la continuità didattica e il diritto allo studio dei ragazzi) collidono con quelli di altri(gli aspiranti alla professione docente).Nello specifico della questione è proprio il fattore tempo che rischia di rendere le soluzioni non risolutive della necessità fondamentale che la "nuova scuola" (quella che nasce dai tagli e dal contenimento della spesa, dalle riforme e dalle competenze) chiede come l'ossigeno: la qualità concretamente rappresentata dalla risorsa professionale docente. Forze nuove, giovani, piene di desiderio, di voglia di misurarsi in una professione che nulla ha a che vedere con l'impiego statale. Allora il problema non sta nel concorsone "una tantum" o biennale, nella ripartizione al 50% dei posti disponibili, non solo, ma nel fare finalmente in modo che intanto che si immettono in ruolo gli storici precari si dia vita subito al percorso abilitante, si facciano formare "nella" scuola i nuovi docenti, perchè quelli delle graduatorie a esaurimento si sentono, per forza, già decani. Non aspettiamo che siano le mediazioni tra diritti sacrosanti a dettare il futuro intanto che discutiamo. Rischiamo

 
06/05/2011 - ps (Max Bruschi)

chi scrive non pensa affatto al "concorsone una tantum", ma a formule concorsuali biennali. Dunque i nuovi abilitati entrerebbero progressivamente a far parte dei "concorrenti", giocandosela sul merito e avendo pari opportunità con tutti gli altri.

 
06/05/2011 - Un chiarimento necessario (Max Bruschi)

In attesa della conclusione del dibattito sul nuovo reclutamento e di fare magari il punto, mi sembra essenziale fare una precisazione. TFA, formazione iniziale ed eventuali "concorsi" (comunque li si voglia espletare, sempre di un concorso - a norma della Costituzione - si tratta, anche se consistesse in una semplice chiamata da parte delle scuole, vedi sistema di reclutamento universitario ex riforma Gelmini e Rinascita-Livi) NON sono in conflitto l'uno con l'altro. Voglio essere chiaro sul punto, perché non vorrei si creasse panico ingiustificato. La formazione iniziale e l'abilitazione che la corona costituiscono infatti la "platea concorsuale". Il concorso, la modalità attraverso la quale chi ha acquisito l'abilitazione partecipa alla selezione per il "posto di lavoro". La formazione iniziale è incardinata e partirà. Nel frattempo, occorre predisporre e in tempi rapidi il nuovo reclutamento. Altrimenti, lo scrivo a memoria futura, la spinta alla riapertura delle graduatorie non troverà purtroppo ostacoli. Meglio dunque esercitare sin da ora l'arte del possibile.