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SCUOLA/ Nella primaria i tagli d’organico "promuovono" il maestro unico

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Compito della scuola? Fare in modo che il bambino impari (foto d'archivio)  Compito della scuola? Fare in modo che il bambino impari (foto d'archivio)

Accogliendo l’invito di Diesse Lombardia, martedì 12 aprile ci siamo ritrovati tra docenti, dirigenti scolastici ed esperti per confrontarci sugli aspetti organizzativi prospettati nella scuola primaria dai tagli dell’organico, tenendo conto della scelta delle famiglie che, soprattutto nella realtà milanese, corrisponde in modo maggioritario al tempo pieno.
Pur trovandoci in numero esiguo, la conversazione scaturita ha suscitato diversi spunti di riflessione che vogliamo condividere con quanti, interessati al tema, non abbiano potuto prender parte all’incontro.
La diminuzione di organico nelle scuole primarie non consente più l’assegnazione di due docenti a ciascuna classe, finora essi garantivano l’insegnamento delle discipline curricolari e non, e assicuravano la presenza educativa nelle ore di mensa e gioco. Con i nuovi riassetti del personale i Collegi docenti sono costretti a ripensare l’organizzazione scolastica utilizzando diversamente le risorse assegnate per corrispondere alle richieste orarie delle famiglie.
Questa situazione sta creando in molti docenti disorientamento e confusione, che spesso sfociano in disillusione se non rabbia, posizioni che sono di per sé sterili e poco efficaci. In questo frangente in cui occorre comunque operare delle scelte rispetto ad una nuova organizzazione scolastica, pare indispensabile porsi alcune domande che ci permettano di sgomberare il campo da interpretazioni ambigue e fuorvianti, e che aiutino a chiarire quali siano il compito specifico della scuola, il ruolo dell’insegnante, il rapporto da instaurare con le famiglie.
Dalla discussione nata tra i presenti è emerso senza ombra di dubbio che il compito specifico della scuola è far in modo che il bambino impari. Nella scuola primaria questo apprendimento, per essere significativo, deve essere “sintetico”, cioè il bambino deve “padroneggiare” le conoscenze. Ciò chiede ai docenti la responsabilità coraggiosa di riconoscere e perseguire delle priorità, in primo luogo l’acquisizione delle strumentalità di base, che permettono, poi, l’approfondimento delle conoscenze e dei linguaggi.



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