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SCUOLA/ Solo la trasparenza può innescare la rivoluzione del merito

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Il merito, via maestra della "società aperta" (foto d'archivio)  Il merito, via maestra della "società aperta" (foto d'archivio)

Caro direttore,

alcune scuole hanno reso pubblici i risultati dei test europei (Ocse-Pisa) e nazionali (Invalsi). Ottima idea. Un modo per rendere trasparente la qualità del proprio servizio pubblico. Dovremmo anzi, per dirla tutta, raccogliere nel sito delle scuole anche i curriculum vitae di presidi e docenti, per sapere a chi affidiamo i nostri figli.
Ma, lo sappiamo, in Italia i concetti di merito, di qualità, di competenza sono ancora un tabù. Merito, qualità e competenza dicono di valori e di regole sulla base delle quali è giusto ed è bene coordinare la convivenza sociale, dare impulso agli ascensori sociali, rispettare i talenti e la fatica quotidiana dei nostri giovani migliori. Vere pari opportunità. Ci vuole pazienza, ma un po’ alla volta la storica chiusura della scuola italiana verrà scalfita. Il male endemico soprattutto italiano si chiama “corporazione”, “casta”. Eppure dovrebbe essere chiaro che la scuola non è dei docenti ma degli studenti, come gli ospedali non sono dei medici ma dei cittadini, come la magistratura non è dei magistrati ma del nostro vivere sociale e istituzionale.
Il merito è la via maestra di una “società aperta”, perché invito ad una misurazione secondo parametri di qualità, cioè risultati accertabili e verificabili. Come e cosa “misurare”? Nella scuola, non tanto o non solo matematica, inglese, meccanica, filosofia, economia, italiano ecc., quanto piuttosto le “competenze della vita”: come affrontare un problema, come riconoscere un problema. Competenze dunque trasversali, legate a quelle “otto competenze chiavi di cittadinanza” che sono al centro da qualche tempo del dibattito non solo europeo. La più importante di tutte? Imparare ad imparare, per tutta la vita.
Le nostre scuole se la sentono di “lasciarsi verificare” per capire se davvero preparano i nostri ragazzi secondo merito e qualità dell’apprendimento? Che è come dire: chi per mestiere fa il valutatore dovrebbe a sua volta dare per scontato essere valutato. Per consentire a studenti e famiglie un sano confronto tra scuole e, all’interno delle scuole, tra classi, consigli di classe e docenti. Un confronto per aprire all’effettiva libertà di scelta degli studenti, e alle famiglie, in particolare, l’esercizio attivo della responsabilità educativa.



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COMMENTI
09/05/2011 - Per favore, piantiamola con la meritocrazia ... (Vincenzo Pascuzzi)

Per favore, piantiamola con la meritocrazia basata su test oggettivi! All’inizio dell’articolo appare un’affermazione spacciata come principio nuovo e apodittico: "… in Italia i concetti di merito, di qualità, di competenza sono ancora un tabù". Sono due o tre anni che questo falso principio viene divulgato, propagandato, fatto circolare insistentemente e ad arte tanto che è diventato un ritornello fastidioso! Deve essere chiaro che il merito c’era già prima e c’è ancora adesso. In base al merito ci sono, infatti, i voti scolastici alle scuole medie, alle superiori, all’università, nelle abilitazioni, nei concorsi, esistono poi varie graduatorie di merito che includono, a volte, anche altri parametri, ci sono promozioni e bocciature. Di conseguenza, non ci può essere una "rivoluzione" del merito! Si può certamente discutere e confrontarsi sull’opportunità di verifiche e magari di revisioni dei criteri e delle procedure finora in uso, e anche dei voti non veri e delle raccomandazioni (2), ma - per favore - non sosteniamo, alludiamo o lasciamo intendere, che il merito è stato scoperto o inventato ieri o l’altro ieri, e oggi va subito introdotto e praticato! Non è vero! Idem, anzi peggio, per la "meritocrazia" per di più presunta "oggettiva". (segue) A chi interessa tutto l’articolo: http://www.scuolaoggi.org/archivio/favore_piantiamola_con_la_meritocrazia_basata_su_test_oggettivi

 
07/05/2011 - Trasparenza e punti di vista (enrico maranzana)

“Perché non vi è un 'senso dello Stato', ma tante corporazioni. Per cui, nella costruzione anche di nuove leggi, alla fin fine la cruna dell’ago è la gestione degli organici dei docenti, non la qualità della scuola”. E’ proprio vero: nella scuola la visione sistemica è assente, carenza che si riverbera anche sul sistema informativo scolastico, pieno di bugs e incongruenze. Ho messo in rete una riflessione su questa problematica - “Scuola: un criterio per giudicare l’azione del governo”. “I test quindi non come valori assoluti, ma relativi al contesto” anche questo è vero ma, essendo le prove definite centralmente, risulta essenziale un “contratto” in cui si definiscono e si descrivono le competenze generali oggetto del controllo. La situazione odierna è assimilabile a un esame di Stato in cui i candidati si presentano senza il programma.