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SCUOLA/ Perché Invalsi dovrebbe misurare solo gli apprendimenti?

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L’analisi ha poi considerato il potenziale impatto della condizione socio-economica degli studenti. Per la prima volta, infatti, l’Invalsi ha rilevato un indicatore di questo tipo a livello di singolo individuo, per tutti gli studenti delle classi V della scuola primaria e delle classi I e III della secondaria di II grado. Tale indicatore è calcolato in analogia a quello proposto ed utilizzato nell’ambito dell’indagine Oecd-Pisa, e pertanto ne condivide analoghe debolezze (in particolare, (i) utilizza indicatori “indiretti” di status - come la professione dei genitori - in luogo di indicatori “diretti” e (ii) utilizza auto-dichiarazioni degli individui in luogo di record amministrativi).
In ogni caso, la raccolta e l’elaborazione di questi dati consente alcune riflessioni ulteriori. In particolare, l’Invalsi ha messo in luce come la composizione delle scuole non statali paritarie sia molto differente da quella delle scuole statali, sia con riferimento all’incidenza (più bassa) di studenti disabili e stranieri, sia per l’incidenza (più elevata) di bambini/ragazzi provenienti da famiglie in condizioni socio-economiche avvantaggiate. Attraverso un’analisi multilivello, i ricercatori dell’Invalsi hanno incluso queste caratteristiche tra le possibili spiegazioni della differenza di prestazioni tra scuole statali e paritarie, ed hanno mostrato come la variabile “scuola paritaria” sia quasi sempre statisticamente non significativa - ed anzi, talvolta significativa con un lieve coefficiente negativo.
Per stessa ammissione dei ricercatori Invalsi, tuttavia, è difficile sostenere che la sola inclusione della variabile “scuola paritaria” sia capace di descrivere gli effetti derivanti dalla frequenza di una scuola di questo tipo; anzi l’analisi sembrerebbe suggerire che a tal fine sarebbe necessario differenziare tale effetto almeno per area geografica e grado scolastico - oltre che, ovviamente, “condizionare” tale effetto alle altre caratteristiche delle scuole.
A partire dalla presentazione dei dati Invalsi, pertanto, è possibile a mio avviso proporre tre riflessioni di carattere generale. Primo, è solo attraverso l’analisi dei dati - e non la proposizione di pur legittime ed interessanti opinioni - che si può cercare di approfondire una caratteristica molto importante del sistema scolastico del nostro Paese, ossia quella dell’integrazione tra settore statale e paritario nel nostro sistema educativo pubblico. L’analisi dei dati richiede, tuttavia, un certo impegno non solo empirico, ma anche teorico: in altre parole, è necessario domandarsi in modo scientificamente rigoroso quali siano i fattori di differenza tra scuole statali e paritarie che dovrebbero emergere come potenziale effetto sugli apprendimenti.



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