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SCUOLA/ Perché Invalsi dovrebbe misurare solo gli apprendimenti?

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Per questa ragione, la seconda conseguenza è che gli esercizi di rilevazione dell’Invalsi devono continuare poiché, nonostante le loro limitazioni (peraltro consapevolmente esposte dagli stessi ricercatori dell’Istituto), hanno rappresentato una svolta nel nostro sistema scolastico, promuovendo una idea della valutazione come fattore imprescindibile per le politiche nel settore. Anche se, in realtà, tali politiche stentano poi ad essere discusse e attuate (sia la maggioranza che l’opposizione tendono a essere “legate” alle proprie idee precostituite), la direzione intrapresa sembra corretta, e si può confidare sui suoi possibili effetti nei prossimi anni. Mi auguro, così, che le prove previste nei prossimi giorni (per l’a.s. 2010/11) si svolgano correttamente e, anzi, con il forte supporto di tutte le componenti delle scuole.
Infine, i dati a disposizione mettono in evidenza un limite concettuale del nostro sistema di interpretazione del ruolo educativo delle scuole. Infatti, i dati si concentrano esclusivamente sugli apprendimenti; non per colpa dell’Invalsi - che ha nella rilevazione degli apprendimenti la propria mission istituzionale - bensì per demerito di coloro che si occupano di scuola a vario titolo (insegnanti, presidi, sindacati, politici, accademici) i quali hanno abdicato al proprio compito di suggerire modalità di valutazione (e misurazione) dei risultati non cognitivi dell’educazione, quali le abilità relazionali e lo sviluppo della personalità, “accontentandosi” di avere qualche informazione sugli apprendimenti. La ripresa del dibattito accademico internazionale su questo punto potrà essere di aiuto in questo senso; occorre tuttavia che i diversi attori della scuola nel nostro Paese depongano le armi del dibattito fine a sé stesso e si confrontino, invece, su questi delicati e impegnativi temi.



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