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SCUOLA/ Ricchi, colti, snob: stanno in Centro Italia e non vogliono farsi valutare

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Perugia, particolare di Corso Vannucci (Imagoeconomica)  Perugia, particolare di Corso Vannucci (Imagoeconomica)

La particolarità del nostro Centro è che, in presenza di un Escs pari o superiore a quello del Nord, i suoi studenti raggiungono apprendimenti di livello inferiore. Un dato apparentemente meno scandaloso di quello del Sud, ma forse anche più significativo. Questo significa che la scuola non mette a frutto e non valorizza quel potenziale di conoscenza e di apprendimento che le condizioni a contorno le offrirebbero.

Prendiamo i dati presentati dal Rapporto Nazionale Pisa 2009 (pag. 92-93). Nella graduatoria delle macroaree il Centro supera per Escs, nell’ordine: Nord-Ovest , Nord-Est, Sud-Isole e Sud. Al contrario, nella graduatoria degli apprendimenti, lo stesso Centro è ampiamente superato dal Nord-Ovest (grazia all’apicale Lombardia), dal Nord-Est ed è seguito da Sud e Sud-Isole.

Andando a frugare fra i dati, si può incontrare la graduatoria dell’Escs (vedi sopra). Qui il Lazio è al primo posto. Seguono nell’ordine Umbria, Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Abruzzo. Le Marche seguono al 10° posto, dopo Lombardia (la prima negli apprendimenti), Friuli e Veneto.

Ma, se passiamo alla graduatoria dei risultati, le Marche sono le prime, al 7° posto, fra le regioni del Centro, superando anche il nordico Piemonte e le altre regioni del Centro le troviamo dal 9° posto (Toscana) in giù. Lo stesso rapporto Pisa Nazionale 2009 le mette in evidenza la differenza fra Puglia e Lazio, regione nella quale ovviamente hanno un peso significativo, se non preponderante, le scuole romane. In particolare il Lazio, che abbiamo trovato in testa alla graduatoria Escs, si colloca al 13° posto per gli apprendimenti, dietro la Puglia al 12°, che pure si colloca all’ultimo posto di Escs.

 Se passiamo ai risultati delle prove Invalsi troviamo una conferma di questa ipotesi nel working paper “Un indicatore di status socio-economico-culturale degli allievi della quinta primaria in Italia Invalsi”, sviluppato sulla base dei risultati delle prove 2010.



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COMMENTI
01/06/2011 - Geniale e realistica intuizione (Luigi Gaudio)

Mi sembra che Tiziana Pedrizzi abbia colto nel segno. I punti deboli su cui lavorare nei prossimi anni nella scuola italiana sono sempre a metà: Centro Italia e Scuola Media. Che questo sia uno scossone salutare, come potrebbero esserle le elezioni per Berlusconi, uno schiaffo che serva alle regioni centrali per ripensare al ruolo fondamentale della valutazione del sistema scolastico, senza più rifiuti pregiudiziali e politici.

 
01/06/2011 - Inutile discutere a questo livello (Giorgio Israel)

Ormai per tentare di evitare una discussione con chi entra nel merito nel problema della valutazione, dopo aver sparato l'inutile cartuccia che tutti coloro che si oppongono o criticano sono semplicemente persone che "non vogliono farsi valutare", resta soltanto la denigrazione: e cioè dire che "non vogliono farsi valutare" perché ricchi, snob e colti. E "colto" qui è sinonimo di "nullafacente" (perché "bisogna anche lavorare e studiare"…). Ma non viene in mente che - oltre a far scendere il dibattito a livelli in cui non merita più di proseguire - un simile modo di argomentare potrebbe essere valutato?

RISPOSTA:

E’ noto che i titoli sono redazionali; in effetti il termine colti è improprio. Per essere colti bisogna appunto studiare e lavorare. Colti erano gli antenati. Il parallelismo fra i dati sulle scadenti performance del Centro (che è poi il cuore dell’articolo) e quanto è successo nell’ultimo mese era troppo stuzzicante per non essere colto. Diciamo che un po’ meno di presunzione infondata gioverebbe. TP