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SCUOLA & PRECARI/ Aprea: diamo alle scuole la libertà di assumere chi vogliono

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Mariastella Gelmini e Valentina Aprea (Ansa)  Mariastella Gelmini e Valentina Aprea (Ansa)

La discussione sul decreto-legge 70/2011 (“Semestre Europeo - Prime disposizioni urgenti per l’economia”) - il cosiddetto decreto-sviluppo” -, che sta per essere convertito in legge, ci dà l’occasione di considerare due aspetti strategici per lo sviluppo del nostro sistema educativo: il primo riguarda l’annoso fenomeno della precarizzazione della scuola, senza risolvere il quale non è possibile il decollo di nessuna vera riforma e, il secondo, la valorizzazione e il sostegno del merito, che alla riforma dovrebbe fornire le ali per volare più in alto.

1. Una risposta convincente al problema dei precari viene dal piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente, educativo e ATA per gli anni 2011-2013, sulla base dei posti vacanti e disponibili già dal 2010-2011. Va sottolineato che l’approvazione del piano delle assunzioni determinerebbe, in concreto, la copertura quasi totale dei posti per il primo anno.

La precarietà degli organici ha responsabilità e radici ormai lontane nel tempo che affondano in scelte politiche e sindacali miopi; il disegno di legge è rivolto quindi ad un graduale superamento di questa difficile realtà, e consentirà alle scuole di lavorare in modo più certo in continuità didattica e progettuale e ad una parte dei docenti di iniziare un percorso di stabilizzazione.

Per troppo tempo, infatti, i docenti precari sono stati costretti ad inseguire cattedre e ore interrompendo di volta in volta percorsi già avviati e - per altro verso - il continuo avvicendarsi di personale ha compromesso il difficile rapporto costruito assieme ai ragazzi per rendere efficace l’apprendimento.

Giova ricordare, a questo proposito, che il dispositivo di legge dispone che i docenti possono chiedere il trasferimento, l’assegnazione provvisoria o l’utilizzazione in altra provincia solo dopo cinque anni di effettivo servizio dal momento in cui vengono immessi in ruolo. In più, l’aggiornamento delle graduatorie, oggi biennale, avverrà ogni tre anni. Ciò vale, se non ad eliminare, almeno a contenere la piaga della eccessiva mobilità docente, che si manifesta soprattutto nel Nord Italia.



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