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MATURITA’ 2011/ La versione di latino: 4 regole per espugnare la "fortezza"

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Roma, il foro (Imagoeconomica)  Roma, il foro (Imagoeconomica)

Caro maturando,

dopo cinque anni di studio della lingua e cultura latina, potrai convenire che l’atto del tradurre non consiste in una pura techne, in una mera abilità del fare, ma costituisce misteriosamente un momento di sintesi, non solo di quel che si sa, ma anche di quel che si è. Richiamerei pertanto la tua attenzione su un fattore che appare secondario, o addirittura del tutto insignificante, ma che per mia esperienza personale, di studentessa prima ancora che di insegnante, è oltremodo interessante, in quanto può aprirti spazi di intelligenza, libertà e gusto impensabili: si tratta della disponibilità a mettersi interamente in gioco (accantonando insicurezze e preconcetti di cui abbiamo piena la testa), a riconquistare dentro di sé l’attenzione e l’accettazione verso ciò che viene proposto; ti guideranno la consapevolezza che sei tu il vero protagonista dell’impresa e la certezza che avrai a che fare con qualcosa di significativo, un testo portatore del pensiero di un uomo vissuto secoli fa, che attende di tornare a dialogare con l’uomo di oggi.

Per aiutarti ti offro due immagini e un’idea, che mi venivano in mente ogni volta che da insegnante cercavo di disporre i miei studenti a tradurre nel modo migliore: tradurre, trans-ducere, “condurre al di là”, “portare dall’altra parte” è come intraprendere un viaggio, anzi una strana avventura con i suoi rischi ( in questo caso, si spera, non dell’ignoto), in cui la voglia di raggiungere la meta, la curiosità di vedere come essa è fatta ti incalzano al punto tale che puoi non accorgerti del tempo che scorre.

La seconda immagine è quella di una fortezza da espugnare: prima devi osservarla a lungo, attentamente e da ogni parte, da vicino e da lontano, cercando di individuarne i punti deboli e quelli forti, isolarne le asperità, insomma cingerla d’assedio con tutti i mezzi a disposizione, senza toglierle mai gli occhi di dosso.

L’idea, di cui ti parlavo, è una provocazione e una sfida: “ubbidire conviene”. Anche nel tradurre infatti, quanto più sono attento al dato e lo seguo fedelmente, tenendo bene a freno immagini o preconcetti della mente, tanto più risulterò intelligente ed efficacemente creativo e ne uscirò vincitore (conseguirò un risultato soddisfacente). In sintesi si può dire che tradurre sia per certi aspetti un’esperienza analoga a quella dell’amore: si tratta di “immedesimarsi col diverso”, con “altro da te”; più lo osservo e lo accolgo così com’è, più diventa mio. Cominci a capire di cosa si tratta?



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