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SCUOLA/ Il merito premia i docenti "gestori". E gli altri?

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Chi è davvero il docente “innovatore”?  Chi è davvero il docente “innovatore”?

Bene, se si esaminano le carte, ossia i materiali utilizzati per il monitoraggio delle eccellenze professionali, dalle domande fornite ai docenti per l’elaborazione delle griglie di autovalutazione emerge un profilo professionale di docente attivo, molto piegato sulla soluzione dei compiti, piuttosto che sulla costruzione, per così dire, di una propria identità umana e professionale.

Si chiede, ad esempio, se il docente sia pronto ad adeguare “il processo di insegnamento/ apprendimento ai cambiamenti dei curricola” e, ancora, se sia in grado di gestire “con successo la risoluzione dei vari conflitti che possono emergere nel gruppo classe”. Insomma, senza insistere troppo su questo excursus, pare che i meccanismi premianti si attaglino grosso modo ad una figura di docente collaborativo, che promuove progetti all’interno del suo istituto ed è efficace gestore dei processi di apprendimento degli alunni. Una figura simile coincide con l’insegnante abile fruitore e utilizzatore di metodologie didattiche (anche di matrice tecnologica) che è stimato perché promotore di iniziative che hanno una certo impatto presso i genitori (cui si chiede per esempio, nella scheda a loro riservata, se il docente usi “metodi e strumenti innovativi”) e anche presso gli alunni.

Forse non farà testo, o forse sì, ma una delle scuole i cui docenti hanno partecipato al progetto “Valorizza” (la media “Pascoli” di Valenza, in provincia di Alessandria) è stata menzionata dalla rivista Panorama per le lavagne multimediali, i computer, i corsi di pianoforte e francese.

Il docente “innovatore” è indubbiamente sensibile al merito, proprio perché si sente investito di una responsabilità che lo distingue dagli altri colleghi, senza che ciò comporti chiusure preconcette, ma appunto stimoli e capacità progettuale. In questo senso però, se il miglioramento degli apprendimenti è collegato in modo unilaterale all’attivazione di pratiche didattiche e gestionali innovative, si rischia di tagliare via (e di escludere dalla partecipazione alla valutazione) l’insegnante che aiuta gli alunni a maturare conoscenze e competenze perché è aperto ad una continua verifica dello spessore culturale della professione, intesa come insieme di legami con la realtà (i propri maestri, gli oggetti dell’insegnamento, la partecipazione a luoghi associativi) che, non meno degli atteggiamenti precedenti, comportano un percorso professionale meritevole di attenzione.



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COMMENTI
15/06/2011 - di (troppa) tecnica si muore (Daniele Lo Vetere)

Grazie per l'attenzione a "l’insegnante che aiuta gli alunni a maturare conoscenze e competenze perché è aperto ad una continua verifica dello spessore culturale della professione, intesa come insieme di legami con la realtà" e che è alla "ricerca di una chiarezza epistemologica concernente l’oggetto del proprio insegnamento". Insegno e vorrei essere valutato e valorizzato. C'è un problema: può un sistema burocratico valutare la sapientia (classicamente) di un insegnante, le sue privatissime letture (non c'entrano niente con quel che si fa in classe, dite?), la sua capacità di auscultazione dell'animo e delle forme che ad esso dà la cultura (umanistica, scientifica, filosofica, artistica...), la sua capacità di rielabolarla in forme prensili agli animi dei ragazzi? Temo che si finirà sempre per certificare la capacità di fare bene il "compitino", cioè per fare con gli insegnanti ciò che quelli fra noi disattenti e letteralisti fanno con i ragazzi: stabilisco un quid di sapere (anche di "saper fare") e, se me lo rendi correttamente su richiesta, ti do il bel voto. E la maturazione umana e culturale? E la capacità di stare al mondo e di risolverne i compiti (cognitivi, etici, pratici, ...)? E non sto facendo l'elogio della cultura "inutile". Sto cercando di dire altro. Un'ultima cosa, scomoda: si parla di farci stare più ore a scuola. Sia, ma a che fare? Riunioni? Imbrattatura di carte? Io voglio avere tempo per studiare, scrivere, discutere, capire. Per me, per gli allievi.

 
13/06/2011 - A che gioco giochiamo? (enrico maranzana)

“La ricerca di una chiarezza epistemologica concernente l’oggetto del proprio insegnamento”: asserzione vera nella scuola privata. La scuola pubblica (legge 53/2003) ha un’altra finalizzazione. Le conoscenze e le abilità sono strumenti. “Il docente 'innovatore' è indubbiamente sensibile al merito, proprio perché si sente investito di una responsabilità che lo distingue dagli altri colleghi”. Si tratta di un assunto che, se applicato, avrebbe impedito la conquista della luna e relegherebbe le squadre di calcio negli ultimi posti della classifica. “La valutazione non è concepita, dunque, come fine a se stessa, ma appunto associata ad una forma di incentivazione economica. Forse non farà testo, o forse sì, ma una delle scuole i cui docenti hanno partecipato al progetto “Valorizza” (la media “Pascoli” di Valenza, in provincia di Alessandria) è stata menzionata dalla rivista Panorama per le lavagne multimediali, i computer, i corsi di pianoforte e francese”. Il settimanale Panorama è stato assunto come autorevole riferimento, capace di soppesare la progettazione delle scuole. I riferimenti indicati, del tutto marginali rispetto ai traguardi istituzionali, sono invece sintomo di disorientamento e di confusione concettuale.

 
13/06/2011 - Eccellente commento (Giorgio Israel)

Eccellente commento, davvero. Che concluderei osservando: pessimo inizio (soprattutto se si prosegue con i team di valutazione costituiti dagli psicologi), facciamo crescere la pianta su un terreno diverso.