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SCUOLA/ Il merito premia i docenti "gestori". E gli altri?

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Chi è davvero il docente “innovatore”?  Chi è davvero il docente “innovatore”?

Perché non avere chiesto al docente se sia in qualche modo lui stesso protagonista di cultura professionale attraverso la coltivazione di rapporti e reti tra docenti che esulano dall’ambito del consiglio di classe o del collegio di appartenenza? E, allo stesso modo, la ricerca di una chiarezza epistemologica concernente l’oggetto del proprio insegnamento (prospettiva che vede il docente sempre inserito in una comunità disciplinare o di interesse), non è un altro tema meritevole di rilevazione?

In conclusione, oltre che sul metodo di tipo premiale (non diverso, tutto sommato, dai riconoscimenti incentivanti che sono previsti dai contratti sindacali) v’è da discutere a fondo sulla sostanza dei documenti di valutazione/ autovalutazione, al fine di riconoscere chi nella scuola lavora non solo perché “gestisce”, ma anche perché “agisce”, cioè si assume delle responsabilità verso la propria materia di insegnamento e il contesto educativo nella quale essa è inserita.

Tutto questo oggi si può fare a ragion veduta e in conformità ad un percorso avviato: bene l’inizio, ma la pianta deve ancora crescere.

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COMMENTI
15/06/2011 - di (troppa) tecnica si muore (Daniele Lo Vetere)

Grazie per l'attenzione a "l’insegnante che aiuta gli alunni a maturare conoscenze e competenze perché è aperto ad una continua verifica dello spessore culturale della professione, intesa come insieme di legami con la realtà" e che è alla "ricerca di una chiarezza epistemologica concernente l’oggetto del proprio insegnamento". Insegno e vorrei essere valutato e valorizzato. C'è un problema: può un sistema burocratico valutare la sapientia (classicamente) di un insegnante, le sue privatissime letture (non c'entrano niente con quel che si fa in classe, dite?), la sua capacità di auscultazione dell'animo e delle forme che ad esso dà la cultura (umanistica, scientifica, filosofica, artistica...), la sua capacità di rielabolarla in forme prensili agli animi dei ragazzi? Temo che si finirà sempre per certificare la capacità di fare bene il "compitino", cioè per fare con gli insegnanti ciò che quelli fra noi disattenti e letteralisti fanno con i ragazzi: stabilisco un quid di sapere (anche di "saper fare") e, se me lo rendi correttamente su richiesta, ti do il bel voto. E la maturazione umana e culturale? E la capacità di stare al mondo e di risolverne i compiti (cognitivi, etici, pratici, ...)? E non sto facendo l'elogio della cultura "inutile". Sto cercando di dire altro. Un'ultima cosa, scomoda: si parla di farci stare più ore a scuola. Sia, ma a che fare? Riunioni? Imbrattatura di carte? Io voglio avere tempo per studiare, scrivere, discutere, capire. Per me, per gli allievi.

 
13/06/2011 - A che gioco giochiamo? (enrico maranzana)

“La ricerca di una chiarezza epistemologica concernente l’oggetto del proprio insegnamento”: asserzione vera nella scuola privata. La scuola pubblica (legge 53/2003) ha un’altra finalizzazione. Le conoscenze e le abilità sono strumenti. “Il docente 'innovatore' è indubbiamente sensibile al merito, proprio perché si sente investito di una responsabilità che lo distingue dagli altri colleghi”. Si tratta di un assunto che, se applicato, avrebbe impedito la conquista della luna e relegherebbe le squadre di calcio negli ultimi posti della classifica. “La valutazione non è concepita, dunque, come fine a se stessa, ma appunto associata ad una forma di incentivazione economica. Forse non farà testo, o forse sì, ma una delle scuole i cui docenti hanno partecipato al progetto “Valorizza” (la media “Pascoli” di Valenza, in provincia di Alessandria) è stata menzionata dalla rivista Panorama per le lavagne multimediali, i computer, i corsi di pianoforte e francese”. Il settimanale Panorama è stato assunto come autorevole riferimento, capace di soppesare la progettazione delle scuole. I riferimenti indicati, del tutto marginali rispetto ai traguardi istituzionali, sono invece sintomo di disorientamento e di confusione concettuale.

 
13/06/2011 - Eccellente commento (Giorgio Israel)

Eccellente commento, davvero. Che concluderei osservando: pessimo inizio (soprattutto se si prosegue con i team di valutazione costituiti dagli psicologi), facciamo crescere la pianta su un terreno diverso.