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Educazione

SCUOLA/ Ricci (Invalsi): vi dico cosa cambia nella Prova nazionale del 20 giugno

Lunedì 20 giugno gli studenti di terza media concluderanno l'esame con la Prova nazionale Invalsi di italiano e matematica. Delle novità (e non solo) parla ROBERTO RICCI (Invalsi)

Il 20 giugno gli studenti di terza media hanno la prova nazionale InvalsiIl 20 giugno gli studenti di terza media hanno la prova nazionale Invalsi

Il 20 giugno, a conclusione dell’esame di stato del primo ciclo, l’esame “di terza media” per i non addetti ai lavori, attende gli studenti la prova scritta nazionale Invalsi. La prova è standardizzata a livello nazionale ed è pensata per accertare in modo mirato il grado di preparazione dei giovani in italiano e matematica. «Non è finalizzata - spiega Roberto Ricci, responsabile del SNV dell’Invalsi - semplicemente alla misurazione dei livelli di conoscenze, abilità e competenze prossimi alla cosiddetta soglia di sufficienza, ma alla misurazione di un’ampia scala di abilità, in grado di mettere in luce i livelli di apprendimento raggiunti sia negli aspetti più elementari, ma anche quelli più complessi».
In questa intervista a ilsussidiario.net, Ricci presenta la prova di quest’anno: novità, impianto generale, tempi e modalità di correzione. Senza tralasciare alcuni temi del dibattito, per non dire del fuoco di fila incrociato che ha interessato i test Invalsi in quest’ultimo periodo. Fortunatamente però i numeri - spiega Ricci -, a parte alcune componenti minoritarie e platealmente ostili del corpo docente, dimostrano che oggi valutare su scala nazionale non è più un tabù.

La prova nazionale Invalsi al termine della scuola secondaria di I grado, introdotta nel 2008, si è ormai consolidata. Quali sono le novità di quest’anno?

Il dialogo continuo con il mondo della scuola e con quello della ricerca caratterizzano l’azione costante di ascolto che l’Invalsi cerca di realizzare quotidianamente. Proprio grazie a questo dialogo, la Prova nazionale di quest’anno vede alcune novità. La prima, forse quella più rilevante, è l’estensione della durata di entrambe le parti della prova, sia italiano sia matematica, di 15 minuti. In questo modo l’allievo ha a propria disposizione 75 minuti per ciascuna prova.

E l’impianto complessivo?


L’impianto della prova, sia per la sua struttura sia per la sua difficoltà complessiva, rimane sostanzialmente invariato rispetto all’anno passato. Tuttavia, si è ritenuto opportuno recepire le istanze di molti docenti che ritengono che tempi più distesi favoriscano gli allievi a dare il meglio di loro stessi. Proprio in questa prospettiva, che sta particolarmente a cuore all’Invalsi, si è deciso di allungare leggermente i tempi nella misura anzidetta. Sempre nel quadro del dialogo costruttivo con le scuole, quest’anno è stata introdotta un’altra novità, anch’essa fortemente richiesta dalle scuole medesime, ossia l’inversione dell’ordine di svolgimento delle due parti della Prova nazionale: si svolgerà prima la parte di matematica e poi quella di italiano.

Perché questo cambiamento?


Molti docenti hanno segnalato all’Invalsi l’opportunità di svolgere prima la parte di matematica e poi quella di italiano: una richiesta ragionevole e fondata. In questi mesi, in qualità di responsabile del Servizio Nazionale di Valutazione, ho incontrato oltre 8mila docenti un po’ in tutta Italia e molto spesso la richiesta di far precedere matematica a italiano è stata posta da diversi insegnanti. Ci è sembrato opportuno, in un’ottica di collaborazione e di verifica sul campo, fornire una risposta positiva a una richiesta formulata più volte e in diverse sedi.

Ma cosa va esattamente a verificare la Prova nazionale? Solo il livello della “sufficienza”?




COMMENTI
18/06/2011 - L'Invalsi si liberi dal guinzaglio del Miur (Vincenzo Pascuzzi)

Concordo con Roberto Ricci sulla necessità, per l’Invalsi, di avere risorse e personale stabile e in numero adeguato per svolgere in autonomia e con efficacia la valutazione e il monitoraggio della qualità delle scuole e dell’istruzione. Occorre però che l’Istituto risulti in situazione di non-dipendenza rispetto al Miur, si liberi cioè dal guinzaglio che lo tiene vincolato agli ordini del ministro di turno. Così da poter valutare e monitorare anche l’operato e le continue riforme ministeriali. L’Invalsi non deve intervenire nei processi che poi controlla. Non hanno senso - a mio giudizio – le prove introdotte dal 2008 nell’esame di 3ª media, in quanto stravolgono e imbastardiscono lo stesso esame dando solo l’illusione di uniformità a livello nazionale. Queste prove, che riguardano solo 2 materie su 12 (e solo 1/3 delle ore di lezione), turbano e alterano il rapporto fra studenti-esaminandi e docenti-esaminatori e distorcono anche l’immagine dello stesso Invalsi ridotto a controllore fiscale e selettivo per conto Miur. Queste prove appaiono un po’ come un autovelox collegato alle autovetture da monitorare o come un guardialinee che partecipi anche al gioco e intervenga sul pallone! Perciò, che non siano introdotte nella maturità 2012! C’è poi il problema di chi valuta l’Invalsi, le prove che propone e i criteri di correzione e valutazione. L’Invalsi dovrebbe affiancare e sostenere scuole e docenti (solo su loro richiesta) e essere valutato reciprocamente anche da questi.