BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Ricci (Invalsi): vi dico cosa cambia nella Prova nazionale del 20 giugno

Pubblicazione:

Il 20 giugno gli studenti di terza media hanno la prova nazionale Invalsi  Il 20 giugno gli studenti di terza media hanno la prova nazionale Invalsi

In linea di continuità con le edizioni passate, le risposte delle classi campione, sorteggiate dall’Invalsi per ottenere un campione rappresentativo a livello regionale, dovranno essere inserite in un’apposita maschera elettronica (da inviare nuovamente all’Invalsi entro le ore 19.00 del 21 giugno) e trasmesse via web all’Invalsi.

Ogni anno lei ha guidato la redazione dell’analisi dei risultati di questa prova, avendo come base il campione delle scuole. A partire da quest’anno si prevedono articolazioni ulteriori di questa analisi e modalità efficaci di pubblicizzazione dei suoi risultati?

Come ogni anno, l’Invalsi intende migliorare l’informazione resa in primo luogo alle scuole, affinché esse ne possano trarre spunti di riflessione, in grado di contribuire in una qualche misura a orientare le scelte didattico-metodologiche. Oltre ai consueti rapporti, l’Invalsi intende pubblicare degli approfondimenti tematici e dei video informativi in grado di migliorare l’accessibilità delle analisi proposte dall’istituto.

Piero Cipollone, nel suo ultimo intervento al Convegno sulla Valutazione della Fondazione San Paolo del 24-25 maggio, ha ancora una volta ribadito il concetto che le prove Invalsi debbono essenzialmente aiutare le scuole a migliorarsi. Poiché la questione è controversa, l’Invalsi ha in programma azioni di sostegno e di consulenza per permettere che ciò realmente avvenga?

Il punto sottolineato da Piero Cipollone è molto importante e costituisce una priorità per l’istituto. Pur nei limiti strutturali che vincolano le possibilità operative dell’istituto, l’Invalsi intende intensificare gli sforzi, anche avvalendosi delle nuove tecnologie di comunicazione, per promuovere azioni di formazione e informazione idonee a consolidare la cultura della valutazione del Paese, in generale, e del sistema scolastico, in particolare.

Ma ci sono scuole che sono riuscite effettivamente a migliorarsi?

Sì, ormai sono molte le scuole che stanno promovendo, a livello di singola istituzione scolastica o di reti, azioni di miglioramento e consolidamento partendo anche dai dati Invalsi, siano essi i dati del SNV (II e V primaria, I secondaria di primo grado e II secondaria di secondo grado) o della Prova nazionale (III secondaria di primo grado). Sono moltissime le scuole che mi invitano a partecipare a loro convegni conclusivi o di apertura di azioni di ricerca in ambito didattico-metodologico. Cito alcuni esempi, ma ce ne sono tantissimi altri, di attività formative promosse anche sulla base dei dati Invalsi: le azioni promosse dalla rete Avimes del Piemonte, dagli USR della Lombardia, della Liguria, dell’Emilia Romagna, del Veneto, della Campania, della Puglia, dell’Abruzzo e del Molise, della Sardegna, delle province autonome di Trento e di Bolzano. Ci sono anche tantissime scuole che si associano in rete e che si stanno interrogando sulle potenzialità e sui limiti delle prove standardizzate, ma anche sugli aspetti più propriamente didattici che emergono dall’analisi, item per item, degli esiti delle prove standardizzate.

E quali linee d’azione hanno adottato?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
18/06/2011 - L'Invalsi si liberi dal guinzaglio del Miur (Vincenzo Pascuzzi)

Concordo con Roberto Ricci sulla necessità, per l’Invalsi, di avere risorse e personale stabile e in numero adeguato per svolgere in autonomia e con efficacia la valutazione e il monitoraggio della qualità delle scuole e dell’istruzione. Occorre però che l’Istituto risulti in situazione di non-dipendenza rispetto al Miur, si liberi cioè dal guinzaglio che lo tiene vincolato agli ordini del ministro di turno. Così da poter valutare e monitorare anche l’operato e le continue riforme ministeriali. L’Invalsi non deve intervenire nei processi che poi controlla. Non hanno senso - a mio giudizio – le prove introdotte dal 2008 nell’esame di 3ª media, in quanto stravolgono e imbastardiscono lo stesso esame dando solo l’illusione di uniformità a livello nazionale. Queste prove, che riguardano solo 2 materie su 12 (e solo 1/3 delle ore di lezione), turbano e alterano il rapporto fra studenti-esaminandi e docenti-esaminatori e distorcono anche l’immagine dello stesso Invalsi ridotto a controllore fiscale e selettivo per conto Miur. Queste prove appaiono un po’ come un autovelox collegato alle autovetture da monitorare o come un guardialinee che partecipi anche al gioco e intervenga sul pallone! Perciò, che non siano introdotte nella maturità 2012! C’è poi il problema di chi valuta l’Invalsi, le prove che propone e i criteri di correzione e valutazione. L’Invalsi dovrebbe affiancare e sostenere scuole e docenti (solo su loro richiesta) e essere valutato reciprocamente anche da questi.