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SCUOLA/ Ricci (Invalsi): vi dico cosa cambia nella Prova nazionale del 20 giugno

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Il 20 giugno gli studenti di terza media hanno la prova nazionale Invalsi  Il 20 giugno gli studenti di terza media hanno la prova nazionale Invalsi

Molte scuole hanno cominciato ad interrogarsi, soprattutto in un’ottica di comparazione degli esiti che parte dall’interno delle scuole stesse, sul perché riscontrano determinati insuccessi o conseguono successi, talvolta inattesi. La lettura congiunta dei quadri di riferimento delle prove, delle prove stesse e delle risposte fornite dagli allievi può mettere in moto una serie di riflessioni didattico-metodologiche estremamente fruttuose e potenzialmente innovative.

Sarà possibile conoscere nell’immediato futuro la reale consistenza numerica e la dislocazione territoriale delle scuole e/o delle classi nelle quali non sono state somministrate le prove del SNV del maggio scorso?

Certamente sì. Nei giorni immediatamente precedenti e in quelli successivi allo svolgimento delle prove del SNV, molti organi di informazione, anche se non tutti, hanno preferito dare enfasi a contestazioni e polemiche, sovente non propriamente e direttamente collegate alle prove, senza fornire al lettore l’opportunità di farsi un’idea del fenomeno stesso. Naturalmente, tale problema non ha riguardato tutta la stampa, su carta o web, ma è prevalsa una certa distorsione delle informazioni.

Di fronte alle polemiche, l’Invalsi cos’ha deciso di fare?

L’Invalsi ha preferito non scendere sul piano della polemica, poiché esso non è la sede propria di un istituto di ricerca che compie una rilevazione di considerevole rilevanza per la crescita del Paese. Si è ritenuto più opportuno rispondere in modo razionale e, soprattutto, sostenuto dai dati effettivamente rilevati. Se si tiene conto che nelle prove di maggio scorso sono stati coinvolti quasi 2.200.000 studenti e che lunedì prossimo (20 giugno 2011) la Prova nazionale riguarderà altri quasi 600.000 studenti, allora si può facilmente comprendere come la raccolta e l’analisi dei dati richieda un certo tempo. Tuttavia, sui dati delle classi campione, si è rilevata una partecipazione di oltre il 99,5%, con l’astensione di pochissime classi (circa 10 su quasi 2000 per livello scolastico) e con tassi di non risposta o di risposta non valida assolutamente contenuti.

Restano però le astensioni...

Molto probabilmente le astensioni saranno un po’ più alte nelle scuole in cui non erano presenti classi campione, ma i dati che stanno giungendo all’Invalsi inducono con una certa evidenza a pensare che le astensioni siano state marginali e, come emerso anche nel campione, principalmente concentrate a Roma, in Toscana e Sardegna. Nei rapporti e negli approfondimenti che usciranno nelle prossime settimane l’Invalsi darà dettagliate informazioni sulla partecipazione delle scuole, delle classi e degli studenti, naturalmente a livello aggregato, sempre per favorire la diffusione di un’informazione corretta e basata su evidenze empiriche riscontrabili e generalizzabili. Infine, credo che questi aspetti si leghino con la necessità di migliorare la comunicazione, in modo che il campo venga sgombrato da timori e fraintendimenti.

Cosa intende dire?



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COMMENTI
18/06/2011 - L'Invalsi si liberi dal guinzaglio del Miur (Vincenzo Pascuzzi)

Concordo con Roberto Ricci sulla necessità, per l’Invalsi, di avere risorse e personale stabile e in numero adeguato per svolgere in autonomia e con efficacia la valutazione e il monitoraggio della qualità delle scuole e dell’istruzione. Occorre però che l’Istituto risulti in situazione di non-dipendenza rispetto al Miur, si liberi cioè dal guinzaglio che lo tiene vincolato agli ordini del ministro di turno. Così da poter valutare e monitorare anche l’operato e le continue riforme ministeriali. L’Invalsi non deve intervenire nei processi che poi controlla. Non hanno senso - a mio giudizio – le prove introdotte dal 2008 nell’esame di 3ª media, in quanto stravolgono e imbastardiscono lo stesso esame dando solo l’illusione di uniformità a livello nazionale. Queste prove, che riguardano solo 2 materie su 12 (e solo 1/3 delle ore di lezione), turbano e alterano il rapporto fra studenti-esaminandi e docenti-esaminatori e distorcono anche l’immagine dello stesso Invalsi ridotto a controllore fiscale e selettivo per conto Miur. Queste prove appaiono un po’ come un autovelox collegato alle autovetture da monitorare o come un guardialinee che partecipi anche al gioco e intervenga sul pallone! Perciò, che non siano introdotte nella maturità 2012! C’è poi il problema di chi valuta l’Invalsi, le prove che propone e i criteri di correzione e valutazione. L’Invalsi dovrebbe affiancare e sostenere scuole e docenti (solo su loro richiesta) e essere valutato reciprocamente anche da questi.