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SCUOLA/ "Giustizia è fatta": Obama e quei 9 minuti nel tema di Giulia

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Il presidente Usa annuncia l'uccisione di bin Laden (Ansa)  Il presidente Usa annuncia l'uccisione di bin Laden (Ansa)

Questo aspetto rivela l’impianto su cui si costruisce tale discorso e l’intero intento della retorica: persuadere, arrivare ad alienare il pubblico a cui si rivela solo ciò che pone in buona luce - come emerge dalla descrizione dell’intervento americano in Pakistan condotto eroicamente da pochi (a small team) caratterizzati da grande coraggio (extraordinary courage) e che non hanno provocato alcun danno (avoid civilian casualties) -, che favorisce l’azione intrapresa dall’oratore, tralasciando gli aspetti negativi, erronei della spedizione intrapresa. Inevitabile è la funzione apologetica, celebrativa di chi redige il discorso e le operazioni (at my direction) che vengono infatti definite come targed, termine che indica una sorta di marchio impresso sull’azione, firmata dall’eroe che riporta “the most significant achievement to date in our nation’s effort to defeat Al-Qaeda”.

La parola nella sua elaborazione più alta, coerente, perfetta è in realtà distorta dal volere di chi la conduce, diventa veicolo di parzialità tanto perfetta quanto ingannevole. È una parola perfetta perché in tutto il discorso vi è un continuo rincorrersi di figure retoriche (evidente è la ripresa ad anello di targeted con to mark nella parte conclusiva del discorso) insistenti, tutte volte ad indicare la giustizia della guerra intrapresa (perché condotta da “who believe in peace and human dignity”) e che non è stata scelta (the american people did not choose the fight; it came to our shores) ma che doveva (must) essere condotta.

Questo già emerge numerosi secoli prima in Cesare, nel De Bello Gallico, nel momento in cui (Capitolo VII, Libro IV) l’ambasceria dei nemici Germani giustifica la propria invasione della Gallia osservando come: “Germanios neque priores populo romano bellum inferre neque tamen recusare, si lacessantur, quin armis contendant. A sua volta Cesare giustificava anche le proprie azioni efferate perché condotte non solo per preservare l’integrità territoriale di Roma minacciata costantemente (the Usa) ma soprattutto per difendere gli alleati Galli (in primo luogo il Pakistan a cui viene riconosciuto il merito di aver collaborato; merito che è sminuito dall’impegno dello stesso Pakistan di accogliere Bin Laden).

The President non introduce nulla di nuovo, è strettamente in continuità con la logica del potere dell’antichità, ancora attuale. Come Cesare considerava le ingiurie rivolte contro gli alleati come rivolte contro egli stesso, così tutte le fatiche nel condurre le operazioni dell’esercito americano sono assunte innanzitutto dall’oratore in prima persona (these efforts weigh on me every time).



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