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EDUCAZIONE/ Il miglior antidoto alla pornografia online non è una morale, ma la vita

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Il vero pericolo è che restino agganciati a quel mondo artificiale, che si costituisca per loro una specie di fissazione. Una coazione a ripetere che li porta a tornare lì, occupando sempre più tempo, ingombrando i pensieri senza lasciarli disponibili agli altri interessi propri dei giovani uomini. E il pensiero così invaso non sarà più disponibile per l’apprendimento, per la storia, l’inglese o la geometria.

Dovremo allora trovare il modo di parlare anche di questo con loro, al momento opportuno e con i toni di chi non vuole puntare un dito per mortificare, ma di chi, adulto, desidera correggere e aiutare l’altro a tenere aperti gli orizzonti della propria vita.

L’amore (pleonastico dire quello riuscito) non vive di un solo senso, la vista, ma di tutto il corpo, in quanto corpo che si pensa in compagnia di un altro per stare bene insieme.

Possiamo provare a testimoniarlo, per come ne siamo capaci. Ma sarà bene aggiungere anche qualche ragione pratica, tipo che quei siti, come tutti, memorizzano e riconoscono ogni singolo computer che vi accede. “Non voglio che casa mia e la nostra famiglia vengano associate con quel mondo, quindi ti chiedo di smetterla, può costituire una più che legittima richiesta di un genitore. Molto fattiva e comprensibile.

Ma la questione sarà poi necessariamente da allargare. La soluzione ai problemi della rete arriva dalla vita. I rapporti sinceri sperimentati come possibili, fra coetanei e adulti, l’accoglienza capace di generare frutti di soddisfazione reciproca, la molteplicità degli interessi mai autogenerati, ma sollecitati da altri a loro volta interessanti, saranno il miglior antidoto al rischio di fissarsi a immagini che per loro natura non bastano mai.

C’è molto di meglio da fare per un ragazzo che isolarsi nella rete e nella sua camera, a noi il compito di favorire questa riscoperta. Tanto più ci sarà vita reale, tanto meno dovremo preoccuparci.



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COMMENTI
02/06/2011 - Sì, ma... prima! (Vittoria Patti)

Concordo con tutto il contenuto dell'articolo, ma mi permetto solo di osservare che fare quei discorsi a un ragazzo dopo che ha iniziato a frequentare la pornografia online, è probabilmente troppo tardi (non intendo certo dire che a quel punto "tutto sia perduto": la libertà si può sempre riconquistare, per qualcuno con fatica, per qualcun altro come un dono). Penso invece che sia meglio dire quelle cose prima, quando la curiosità sessuale non è ancora un richiamo troppo forte. Certo, la difficoltà di questo approccio "preventivo" è il linguaggio: saranno ancora bambini, e bisogna trovare il modo giusto, parlare in termini concreti e positivi, senza stranezze, senza instillare scrupoli, come se fosse - perché lo è! - la cosa più naturale del mondo. Ma è possibile! Conosco molti genitori che ci sono riusciti, e che hanno figli, adolescenti maschi, che pur avendo libero accesso al pc, alla televisione ecc., sanno tenersi alla larga dalla pornografia, e vivono nei confronti delle ragazze (e dei loro corpi, e dei propri) uno stile rispettoso, sereno, spontaneo e fresco. E' una bella sfida educativa, ma ne vale la pena!