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SCUOLA/ Come fare un buon tema alla maturità? I consigli dell’esperto a studenti e prof

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Il classico tema non è affatto morto. Purtroppo è un po’ il rifugio dei ragazzi che si sentono meno forti in italiano, e che si trovano a dover dire qualcosa su temi fatalmente molto generici. Penso che anche scegliendo questi macroargomenti, bisognerebbe far emergere la capacità di svolgere un discorso compiuto e articolato su tre, quattro idee, non necessariamente originali, ma ben collegate tra loro.

Mettiamoci invece nei panni dei docenti. Che cosa aspettarsi e che cosa correggere?

Da un lato l’obiettivo irrinunciabile dovrebbe essere la piena tenuta della lingua: a 18-19 anni bisogna essere in grado di scrivere senza errori anche con una certa scioltezza e ricchezza. Dall’altro, la capacità di svolgere un discorso organico, non casuale, in cui pochi nuclei tematici significativi siano collegati tra loro in modo non contraddittorio, lineare, ordinato, sufficientemente persuasivo.

Le competenze linguistiche e compositive di cui parla sono definibili a prescindere dal percorso seguito dallo studente, cioè dalla scuola, o no?

Dovrebbe essere così: non riesco a pensare che ci siano delle differenze abissali tra chi consegue una maturità tecnica e chi una maturità liceale. È chiaro che si tratta di livelli diversi, ma un diciottenne dovrebbe comunque arrivare a sapersi esprimere per iscritto in modo adeguato, svolgendo un discorso con una sua tenuta logica. Credo che sia un obiettivo «civile», prima ancora che legato al tipo di scuola.

Che cosa si sentirebbe di consigliare ad uno studente che si trova di fronte alla prima prova dell’esame di stato?

Di prendere seriamente in considerazione l’articolo di giornale, ammesso che abbia dimestichezza con i quotidiani, cosa che di per se è in ogni caso auspicabile... Un editoriale per esempio, ma non solo, è un articolo che di solito offre un modello di italiano sufficientemente sciolto, efficace e soprattutto svolge un discorso sufficientemente consequenziale. Un giornalista non può permettersi di parlare come capita, ma deve catturare l’attenzione del lettore, portarlo alla fine della lettura, e lasciargli l’idea di avere ricavato qualche cosa, un’idea, una provocazione, come si ama dire adesso. Soprattutto, lo studente - qualsiasi scelta faccia - non si lasci prendere dalla foga di scrivere: ragioni, organizzi le idee, trovi i punti forti di quello che vuol dire. Le parole, come si suol dire, «seguiranno».

È vero che le scuole medie sono l’«anello debole» nella preparazione in lingua italiana dei nostri studenti?



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