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ESAMI DI STATO 2011/ Maturità, Saggio breve (Tema svolto, Tipologia B prima prova): "Siamo quel che mangiamo?"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Oggi in una vita che ha assunto le sembianze di una corsa sfrenata al consumo, persino il cibarsi non poteva che essere uno dei tanti oggetti di consumo, di marketing. Il rischio è che si riduca sempre più a una concatenazione di fastfood e slogan al neon. I vari Starbuck’s, Mc Donald’s, KFC, Good Burger, Burger King, Donkey & Donuts si moltiplicano ormai a grappoli in America; e stanno arrivando anche in Italia. L’offerta di cibo è estremamente ampia e diffusa, si può mangiare dovunque e a qualsiasi ora ormai. Scriveva bene un anno fa Carlo Petrini su Repubblica quando criticava la politica alimentare attuale: “La politica alimentare […] si deve basare sul concetto che l’energia primaria della vita è il cibo. Se il cibo è energia allora dobbiamo prendere atto che l’attuale sistema di produzione alimentare è fallimentare.[…] Una visione meccanicistica finisce col ridurre il valore del cibo a una mera commodity, una semplice merce. È per questo che per quanto riguarda il valore del cibo abbiamo perso la percezione della differenza tra valore e prezzo […] Scambiare il prezzo del cibo con il suo valore ci ha distrutto l’anima. Se il cibo è una merce non importa se lo sprechiamo, in una società consumistica tutto si butta e tutto si può sostituire, anzi, si deve sostituire. Ma il cibo non funziona così”.

Il cibo non risponde più al bisogno primario della sopravvivenza che ha mosso popoli su popoli lungo la storia, che ha accompagnato il progresso dell’uomo lungo i secoli, è pari ormai a un mero pacchetto di sigarette, a una breve soddisfazione furtiva venduta a buon mercato. Così come si calcola il numero delle sigarette da fumare, si può calcolare anche il numero dei pasti. Non a caso siamo contaminati da diete e disturbi alimentari. La deriva di una società tesa nella ricerca sfrenata del benessere, e quindi sempre più improntata su una logica alimentare meccanicistica, produce una visione del cibo che a tratti ha raggiunto degli effetti paradossali, drammatici, sia dal punto di vista esistenziale, sia dal punto di vista della salute. In una società in cui la visione dell’uomo stesso è contaminata, anche quella del cibo ne è rimasta infetta. I paradossi più drammatici sono esemplificati dai disturbi alimentari sempre più numerosi. Anoressia e bulimia non solo non contemplano il cibo come un’esigenza primaria, una dipendenza primaria, ma addirittura - nella frenesia di affermare sempre più l’uomo come autoreferenziale e dipendente solo da sé stesso - ne fanno un qualcosa da incriminare, di sporco, che contamina l’organismo e lo ostacola nella sua corsa alla perfezione. Per non parlare poi del paradosso dell’obesità, dove il cibo non solo risponde al bisogno primario della fame, ma anche a quello affettivo, fino a diventare una vera e propria patologia. Il cibo risponde agli impulsi del cervello, alle delusioni affettive, allo stress, alle più svariate carenze e mancanze che nulla hanno a che fare con lo stomaco o la fame.



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