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ESAMI DI STATO 2011/ Maturità, Saggio breve (Tema svolto, Tipologia B prima prova): "Siamo quel che mangiamo?"

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Silvia Maglioni mette in luce un altro fenomeno che fa alquanto riflettere; la tendenza sempre più diffusa a “mangiare mentre si legge la posta, si gioca o si lavora al pc” che non soltanto può avere conseguenze estremamente negative sulla nostra forma fisica, ma è indice anche della disgregazione di quell’antica convivialità che ha attraversato la storia fin dai romani. Si sta perdendo il valore del cibo come rito, momento di amicizia, perno della vita familiare. Non a caso, di pari passo con una concezione puramente meccanicistica del cibarsi, l’ambiente familiare entra sempre più in crisi, le famiglie dalle vicende drammatiche e dalle dimensioni affettive dissociate sono ormai la norma. L’uomo, come mai prima d’ora, non si fida più di nessuno, si concepisce da solo, e non provando più l’esigenza di condividere la vita e i comuni bisogni, non sente nemmeno più l’esigenza di condividere un pasto, riducendosi a mangiare, da solo, davanti a un computer o in un fastfood.

L’alimentazione è una spia importante della disumanizzazione della società moderna. Tutti tesi a rincorrere farfalle, stiamo perdendo il gusto e il valore dell’essenziale che così bene la tradizione incarna. Nel quadro complesso di questo mutamento culturale, la Dieta Mediterranea (non a caso valorizzata dall’Unesco come patrimonio dell’umanità) non è un banale ostacolo alla nouvelle cuisine o alle più smodate innovazioni culturali, non è un morbo malefico che fa ingrassare o una sequenza di regole da rispettare; ma una tradizione preziosa, un richiamo alla semplicità e all’essenziale di cui tanto ha bisogno una società come la nostra, sempre più stravolta e improntata a valori azzardati ed estranei alla nostra storia.

 

(Sara Tarantini, studentessa di Giurisprudenza, Università Statale di Milano)




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