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ESAMI DI STATO 2011/ Maturità, tema svolto Tipologia A (Analisi del testo): Giuseppe Ungaretti, Lucca (da L’Allegria)

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Ungaretti da giovane  Ungaretti da giovane

2.6) Fin dai primi versi di questa poesia emerge il desiderio che spesso ha tormentato Ungaretti: la ricerca delle proprie origini. Naturalmente la patria d’origine e la ricerca delle proprie tradizioni sono immagini e simboli di una ricerca più profonda. Il significato sul senso della vita: ecco la domanda implicita che il poeta porta con sé nel suo viaggio a Lucca.

Si potrebbe ipotizzare che in questa indagine il poeta trovi risposta con il suo arrivo nella città natale, città dei racconti materni, città che destava meraviglia ai suoi giovani pensieri. Una volta giunto all’attesa meta, una crudele delusione accoglie il poeta. Qui vive il dramma di chi, dopo aver trovato la sua vera tradizione, non riesce a identificarsi con essa. O meglio, soltanto con rassegnazione e sacrificio il poeta può abbandonarsi alla nuova vita. Il dramma vive all’interno del poeta e i frutti di questa scelta implicherebbe l’abbandono totale dei sogni e desideri giovanili, per accontentarsi della semplice vita cittadina dove tutto è già conosciuto. Il destino e il futuro non sono un’incognita misteriosa ma la semplice continuazione della vita cittadina.

 

3 Interpretazione complessiva e approfondimenti

In questi versi Ungaretti incarna tutto il disagio e la perplessità propria dell’uomo di inizio Novecento. La ricerca delle origini e della più intima affettività, che trova in questa poesia forma nella Lucca dei suoi familiari e nei ricordi materni, dà voce all’inquietudine e alla ricerca di senso del cuore dell’uomo, il quale, reduce dalle tempeste d’acciaio della Grande Guerra, si riscopre orfano e bisognoso di una patria. La proiezione idilliaca di un suo ritorno alla città natale rivela il fallimento della ricerca di una risposta. La disillusione e la rassegnazione dell’uomo lo rendono consapevole che non c’è soluzione al suo bisogno al di fuori degli affetti semplici e delle tranquillità familiari. Questa posizione quasi rassegnata di fronte alla vita è peculiare anche di un poeta come Giovanni Pascoli, che prende atto della sconfitta di qualsiasi tentativo umano di trovare una risposta che oltrepassi i confini del nido familiare: «Vorrei che pensaste con me che il mistero, nella vita, è grande, e che il meglio che ci sia da fare, è quello di stare stretti più che si possa agli altri, cui il medesimo mistero affanna e spaura. E vorrei invitarvi alla campagna» (G. Pascoli, Introduzione ai Primi poemetti).

(Emanuele Ranzani, studente di Lettere Moderne, Università Statale di Milano)



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