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Educazione

MATURITA’/ 1. Ecco l’errore del Ministero che vale un "esilio" a Lucca...

Il ministero dell’Istruzione si guardi bene, la prossima volta, dallo scegliere poesie francamente inaccettabili come Lucca di Giuseppe Ungaretti. Intesi? La nota di MAURO GRIMOLDI

Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

Memorandum per il ministero. Prima prova scritta dell’esame di Stato: analisi del testo. Ungaretti Giuseppe. Lucca. Brutta poesia, dice il Corriere. Solo bruttina, per i più magnanimi.

Ricordarsi quindi di chiedere agli esperti di via Solferino elenco minuzioso di poesie diviso in: belle, brutte, accettabili. Dare agli studenti solo poesie belle o, in tempo di crisi, accettabili. Le altre escluderle.

Potendo, cancellarle dai libri, evitare di divulgarle, toglierle di mezzo, non accada che qualcuno, per di più sbarbatello non laureato, vi trovi qualcosa di bello. O che qualche indisciplinato insegnante ne abbia fatto cenno a scuola (di nascosto, si capisce) o l’abbia, addirittura, letta a voce alta (a questo proposito, togliere da video Einaudi la parte in cui Ungaretti Giuseppe la recita).

Tenere bene a mente gli ammonimenti del professore vichingo:

Immaginiamo per un attimo cosa succederebbe se il patrimonio culturale suscitasse un tale entusiasmo nella giovane generazione da spingerla a divorarlo con avidità, trovandovi le domande come le risposte di quanto segretamente si porta dentro; un nobile pensiero da un certo punto di vista, ma non se si considera la realtà dei fatti, ovvero che si tratta di individui immaturi con una vita emotiva e intellettuale piuttosto confusa, incompleta e, anzi, a volte, detta senza mezzi termini, banale. Se la letteratura che ci è trasmessa attraverso il nostro patrimonio culturale arrivasse davvero a coinvolgere la nostra gioventù, al livello spirituale e intellettuale a cui questa si trova, getterebbe, se fosse vero, una luce imbarazzante sulla cultura stessa che chiama tale letteratura ‘il nostro patrimonio culturale’. Vorrebbe anche dire, tra l’altro, che i temi che quegli allievi presentavano al loro insegnante, in questo caso dunque a lui che in quel plumbeo lunedì mattina carico di pioggia era seduto in cattedra nella scuola superiore di Fagerborg a Oslo, sarebbero stati veri e propri trattati letterari, sui quali avrebbe fatto fatica a non gettarsi prima ancora di arrivare a casa, non per correggerli ma per leggerli, cosa che più lontana di così dalla realtà non poteva essere...” (Dag Solstad, Timidezza e dignità, Iperborea. Ma evitare che lo si legga. Potrebbe riservare spiacevoli scoperte).