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MATURITA’/ 2. Versione di latino, il dilemma che "divide" Seneca dagli studenti

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Durante l'esame di stato (Ansa)  Durante l'esame di stato (Ansa)

Questa è solo un’essenziale scelta delle questioni lessicali, cui si associano problemi di ordine retorico: la complessità risiede nella resa dei chiasmi, nell’offrire la percezione delle strutture trimembri, delle riprese anaforiche, dell’ordo verborum invertito enfaticamente, del cosciente chiaroscuro di alcune espressioni (si pensi a summum, che significa “vetta”, “vertice”, “apice”, ma è anche traducibile semplicemente con una locuzione a base aggettivale).

Per contro, le difficoltà sintattiche sono davvero misurate: solo una frase (“nihil non illi magnum est quod satis”) è sdrucciolevole dal punto di vista interpretativo, a causa della doppia negazione e della concisione; poco immediato è anche il successivo imperativo (“Ab hoc discede iudicio”), che nasconde nella seguente punteggiatura epesegetica un esito non agevolmente deducibile. Per il resto la sintassi è - se non piana - almeno scorrevole, e richiede sforzi commisurati - se non minori - alle competenze di uno studente del liceo classico.

Dovendo trarre un bilancio, dunque, bisogna considerare tutti i fattori accennati. A ben vedere, questo Seneca non è troppo adatto all’esame di maturità. Forse tanti studenti avranno gradito la linearità d'insieme, per quanto intervallata da momenti di maggior impegno sintattico. Nondimeno, è impossibile non porsi il problema della resa espressiva: le sententiae, gli espedienti retorici, la consapevolezza semantica, la pregnanza di alcuni termini “tecnici”; come valutare, nella correzione, la traduzione di queste componenti? È chiaro che la linea generale non potrà necessariamente essere rigida: è impensabile esigere dagli studenti soluzioni letterarie che, dovendo dar conto di numerose istanze, possono mettere alla prova i più provati latinisti. È anche vero, però, che è Seneca stesso a richiedere una tale lettura di sé, che consideri tutta la profondità del testo.

Nella speranza che la diffusa (ma non perciò facile) essenzialità senecana abbia incontrato il favore degli esaminandi, sia permesso in questa sede un appunto, e gli studenti non ce ne vogliano: sarebbe forse stata più opportuna la scelta di un brano maggiormente complesso nella sintassi, ma meno problematico nella resa. Così facendo sarebbe stato più semplice stabilire i criteri per valutare le competenze necessarie alla traduzione, evitando il dilemma su quei problemi stilistici e interpretativi che, se considerati, non renderebbero giustizia allo studente; se ignorati, non renderebbero giustizia all’autore.



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