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MATURITA’/ Lo stress dei prof, il "nemico invisibile" che si aggira per gli esami

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Marty Feldman ne Frankenstein Jr., di Mel Brooks (1974)  Marty Feldman ne Frankenstein Jr., di Mel Brooks (1974)

Mesi or sono mi aveva incuriosita la notizia del discutibile gesto, decisamente inconsueto, di una professoressa di inglese che aveva utilizzato una circolare per farne una barchetta. Cosa “bolliva” nella pentola di quella scuola superiore della provincia di Potenza? La risposta alla domanda è giunta pochi giorni fa quando - inaspettatamente - ho letto che la solerte Dirigente usava mettere spesso nero su bianco per le direttive della sua funzione. Nel corso dell’anno era riuscita a “produrre” ben 157 circolari. Un osservatore attento non sottovaluta i segni.
Tuttavia, come immaginavo, il gesto provocatorio era solo l’inizio di una “guerra” senza esclusione di colpi di scena tragicomici. Pochi giorni fa la stessa prof è stata sospesa dalla preside per dieci giorni e non potrà presenziare agli esami di maturità dei suoi studenti. A questo punto verifico la veridicità delle mie ipotesi. Il clima relazionale si era evidentemente surriscaldato oltre misura, fino all’esasperazione reciproca. Da qui alla dichiarazione pubblica di guerra in atto il passo è breve: sospensione e conseguente decurtazione di stipendio. Insorge repentinamente un noto sindacato, ma non è questo il punto.
L’antefatto aiuta a comprendere i retroscena e la scintilla a cui agganciarsi proviene dalla performance di uno studente “modello” che si rifiuta di pagare l’esigua somma (75 centesimi) “spalmata” ex equo tra tutti i ragazzi.  Non è lui il colpevole e lancia la sfida. Il consiglio di classe decide per il sei in condotta, ma evidentemente non c’è l’unanimità e scatta un altro pretesto per evidenziare il dissenso tra la docente e la Dirigente. In mancanza del reo confesso, qualcuno deve pagare per l’atto vandalico della rottura dell’idrante di cui la scuola dispone grazie alle indubbie capacità manageriali della sventurata DS. Occorre dare una sana lezione di civiltà a tutti per non lasciare cadere nel dimenticatoio l’accaduto ed evitare il ripetersi della riprovevole “sperimentazione” degli studenti in suolo pubblico. Disciplina e regole, anche questa è scuola.
Pur tuttavia il capo d’istituto, datore di lavoro a tutti gli effetti, che ha provveduto ad installare gli estintori, non ha tenuto conto di ciò che quotidianamente brucia dentro le pareti scolastiche, in modo diverso e subdolo. Il vero “nemico invisibile” è presente, ma pochi hanno l’esatta consapevolezza della sua esistenza e s’informano adeguatamente. Miete vittime ovunque e ha un nome: DMP: disagio mentale professionale da stress lavoro-correlato. La letteratura medico-scientifica internazionale conosce il fenomeno tipico delle professioni di aiuto, ma pochi si documentano a dovere e nessuno li obbliga a formarsi adeguatamente.



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COMMENTI
27/06/2011 - Addendum (Franco Labella)

Quello che l’autrice dell’articolo non sa o non scrive è la chicca finale. Rivolto allo studente di cui sopra la Ds si esprime così: “Non ti posso riconoscere come rappresentante degli studenti” lasciando intendere una sorta di rimozione d’autorità dal ruolo dello studente in consiglio di istituto. E la DS non lo dice, ahimè, in senso figurato. Certo se i cittadini applicassero lo stesso principio a rappresenti eletti in Parlamento (di quelli che telefonano a Bisignani magari) chissà come sarebbe valutata dagli attuali governanti (anche della scuola) la questione... Anche qui un bel dibattito non guasterebbe. "No, il dibattito no" e nella mente dello "scoppiato" la realtà filmica prende il sopravvento.

RISPOSTA:

Ringrazio entrambi gli insegnanti per aver contribuito a cogliere i limiti del mio articolo. Sulla piaga del DPM c'è poco da scherzare. Questa volta ho scelto la modalità semiseria per comunicare qualcosa di grave, rimossa e/o negata dai più: Istituzioni, anche periferiche, in primis. Tuttavia, mentre Michele Serianni ne coglie, almeno in parte, gli aspetti positivi, mi accorgo altresì che riesce a mettere in risalto la difficoltà di comunicare su una questione "ponte" tra scuola e sanità sulla quale è giunto il momento di fare maggiore chiarezza con azioni ad hoc su entrambi i fronti. Al gentile Franco Labella, che argomenta in modo ampio su questioni interessanti, non posso che dire mille grazie. Ha infatti puntualizzato aspetti che avevo letto qua e là tra lo stupore e lo sconcerto. Va sa sè che ciascuno ne colga alcune sfaccettature e ne tralasci - inevitabilmente - altre. Saluto cordialmente entrambi. ADG

 
27/06/2011 - Se il Diritto scompare ed appare l'arbitrio II (Franco Labella)

Ho pensato se fossi stato io al posto della collega di inglese. Sicuramente non faccio barchette di carta con le circolari ma siamo sicuri che la DS non abbia fatto, con le sue decisioni, strame del Diritto, dell’autorevolezza, della capacità di capire situazioni e persone e persino della sua intenzione di “educare”? In una dichiarazione ai giornali la DS, infatti, si è espressa dicendo di aver dovuto “educare” in quella scuola (lei non lo ho ha virgolettato, io sì) gli stessi docenti. Forse se si immagina il ruolo del DS come quello dell’angelo vendicatore qualcosa non funziona in profondità. E poi considerazione finale di uno “scoppiato” perché viene negato il suo ruolo di docente: siamo sempre sicuri che studiare il Diritto nelle scuole superiori non serva come ha deciso il giovane Ministro? Certo così è più facile confondere situazioni e principi e poi si tratta, in definitiva, di “educare” docenti e studenti soprattutto all’acquiescenza. Insomma non disturbate il manovratore anche quando “incendia” le menti dei docenti e dà messaggi sbagliati alle giovani generazioni F.to Il “bruciato” di turno Franco Labella - Coordinemento nazionale dei docenti di Diritto e Economia. Ps: spero che il dibattito si sviluppi anche perché autorevoli DS leggono e scrivono sul Sussidiario.

 
27/06/2011 - Se il Diritto scompare ed appare l'arbitrio I (Franco Labella)

Ho letto con notevole attenzione l'articolo anche perchè conosco bene la vicenda per "prossimità territoriale" visto che Palazzo S. Gervasio, il luogo in cui è avvenuta, è vicino alla mia terra d'origine. La premessa è necessaria perchè la ricostruzione dell'articolo mescola sequenze temporali e questioni (la civiltà della scuola versus la barbarie giovanile) non contribuendo, a mio parere, a spiegare bene da cosa nasce poi il "fuoco" che prende i docenti a volte "scoppiati". Andiamo per ordine: c'è un danno provocato a scuola, il DS non ha elementi per individuare i colpevoli e stabisce un risarcimento coatto. Il messaggio educativo potrebbe starci ma attenzione colpisce anche uno studente modello che non vuol pagare. Ne ha, in punto di diritto, ogni motivo: perchè la responsabilità penale è personale, perchè i casi di responsabilità oggettiva civilistica non prevedono una fattispecie simile, perchè un eventuale contributo delle famiglie non può che essere volontario ed, in punto di fatto, perchè lo studente modello non si sente responsabile e sa di non esserlo. Tanto dovrebbe bastare a far desistere la DS dalle intenzioni iniziali. Invece no, si arriva a dimenticare che in un organo collegiale (il consiglio di classe che scrutina) la volontà che si forma non è basata sulle convinzioni o peggio sui diktat del DS. Ed allora i cortocircuiti mentali arrivano e come se arrivano.

 
25/06/2011 - Nemici invisibili dell'igiene (mentale) (Michele Sirianni)

Carissima collega, mi complimento innanzitutto per l'approccio ironico e finalmente realistico alle questioni scolastiche. E' evidente che - a differenza di molti esperti ministeriali e di troppi "scuolologi" saccenti - sei stata in trincea a fronteggiare gli sguardi assetati dei pargoli e degli adolescenti che affollano le aule. Di più: colgo fra le righe la passione per questo mestiere e l'attenzione per quegli sguardi interroganti che continuamente ripropongono le grandi domande, costringendo noi adulti a prender posizione, a dichiarare da che parte stiamo. Mi auguro che questo tuo scritto venga letto anche da chi - come l'on. Aprea - almanacca dall'alto del suo scranno, lontano dalle aule e dalla frontiera, promuove l'ipotesi perversa della possibilità per i dirigenti di scegliere liberamente gli insegnanti. Se lo scenario reale è quello che hai così ben descritto, temo fortissimamente che il grado di follia possa aumentare a dismisura. Chi ci salverebbe da un meccanismo perverso, affidato solamente alla libera volontà di dirigenti, orientati nella maniera più diversa, ciascuno con la sua tara ideologica, la sua preoccupazione per la sopravvivenza dell'istituto, ciascuno variamente e diversamente consapevole dei disagi, propri, degli insegnanti e degli allievi? Certo, un imprevisto è sempre possibile, l'orizzonte degli eventi più apparentemente ostili può colorarsi sempre di possibilità insperate. Ma non commettiamo l'errore di affidare dei chiechi ad altri ciechi.