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SCUOLA/ Israel: non facciamo dei test Invalsi un’altra ideologia

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Continua la partita sull'Invalsi (Imagoeconomica)  Continua la partita sull'Invalsi (Imagoeconomica)

Ora, basta un esame superficiale dei test Invalsi - e farò grazia a ilsussidiario di esaminarli uno per uno - per rendersi conto che dietro di essi non vi è praticamente alcun apparato teorico propriamente matematico. Nessuna conoscenza specificamente matematica è richiesta per risolvere la maggior parte di essi. Il legame con il contenuto specifico dell’insegnamento della matematica nella media inferiore è quasi inesistente. La domanda D2 - “Che cosa succede se si addizionano tre numeri dispari consecutivi?” - non richiede alcuna conoscenza matematica, salvo la definizione di numero primo (nota dalle elementari) e potrebbe essere proposta in qualsiasi rivista enigmistica. La domanda D4 (come si trasforma la scritta HL in una rotazione di 180°) non richiede alcuna conoscenza specificamente geometrica e potrebbe piuttosto essere proposta in prima elementare, o persino nella scuola dell’infanzia, per familiarizzare concretamente i piccoli con le rotazioni e le simmetrie. E se almeno D14 serve a verificare che si possiede la nozione di percentuale, la gran parte delle altre domande di carattere pratico o commerciale (D1, D3, D5, D7, D8, D12, D15, D18, D19) non hanno alcuna relazione con la matematica, bensì semplicemente col fare conti.

Forse l’unica domanda davvero intelligente - in quanto lega una formula a un processo reale e quindi mette in opera capacità di rappresentazione modellistica - è la D17. Tralasciamo altri dettagli relativi a evidenti difetti di formulazione e atteniamoci alla caratteristica dominante di questi quiz: se proprio di matematica si vuol parlare, questa è la matematica del cittadino, la “matematica” (si fa per dire) che interviene al mercato, alle poste, nella lettura dei giornali, dei cartelli, delle istruzioni per l’uso, ecc. È una pratica quantitativa per la quale non occorre (o quasi) alcun apparato concettuale particolare, bensì un’abilità congenita migliorata da particolari forme di addestramento. Insomma, qui siamo piuttosto nell’ambito di quelle che taluni chiamano, con un linguaggio da Ispettore Clouseau, le “competenze della vita”.

L’estremo paradosso è che si trovano più concetti propriamente matematici nelle prove Invalsi della primaria, che non in quelle delle medie o delle superiori. Anzi la presenza di questi concetti è decrescente al crescere dei livelli, se non in assoluto, certamente in relazione a ciò che le Indicazioni nazionali dei vari cicli prescrivono.



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COMMENTI
27/06/2011 - Il punto di vista caratterizza l'informazione (enrico maranzana)

Il controllo si sostanzia del confronto obiettivi..risultati. L’Invalsi è un organismo consultivo del Miur la cui azione riguarda la rilevazione del conseguimento dei traguardi formativi/educativi: la relativa nebulosità rende estremamente complicata e ambigua la sua azione. La scuola non è vista come sistema e la progettazione è prassi dimenticata! Per quanto riguarda la matematica, “cassetta di concetti e metodi”, si può osservare come le commissioni ministeriali che hanno stilato le indicazioni nazionali abbiano dimenticato il metodo assiomatico. La legge 53/2003 stabilisce che le conoscenze sono strumentali alla promozione di capacità e di competenze e, al contempo, hanno assunto acriticamente la definizione di competenza, mutuandola da una raccomandazione del parlamento europeo, incuranti dell’errore di traduzione che ne modifica il significato.