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SCUOLA/ L’esperto: parte dai test Invalsi la "rivoluzione" della grammatica

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Sulle prove Invalsi si è detto di tutto, nel bene e nel male. Spesso con interventi di angolazione prettamente politica, spesso esagerando quel tanto che basta per rinfocolare sentimenti di rivolta. Da un “buco” nel software che ha costruito la griglia di correzione si è preso lo spunto per sparare titoli ad effetto, del tipo “clamoroso flop delle prove Invalsi. Ora è tutto da rifare”. Quando, dopo qualche ora, si è capito che l’inconveniente era modesto e che non c’era nulla da rifare, nella migliore tradizione giornalistica italiana nessuno si è rimangiato quei titoli, e nel lettore distratto è rimasta l’amara sensazione di un’ennesima brutta figura da improvvisazione. Nei blog si sono scontrate posizioni estreme, troppo spesso preconcette, poco documentate, a volte persino violente. Si è addirittura scambiato un Istituto Nazionale di Valutazione per un organismo politico, creato col fine ultimo di licenziare professori; e così via.

Poi la discussione si è un po’ decantata, e si è arricchita - anche su questo giornale - di posizioni ragionate e documentate. È il momento, ora, a bocce ferme, di riflettere con calma, sine ira et studio, su pregi e difetti di queste misurazioni standardizzate.

Delle prove di lettura si è già detto molto. Vorrei solo aggiungere una considerazione che, se non sbaglio, pochi hanno fatto e che a me pare, invece, centrale. Nella scuola italiana c’è una lunga tradizione di valutazione dei prodotti della scrittura: dai pensierini delle elementari - che la maestra chiosa, prima dei voti, con aggettivi valutativi, in una scala che di solito va da bene a bravissimo - al tema in classe, che accompagna scolari e studenti fino alla maturità, trascinandosi problemi mai risolti di grande discrezionalità nell’attribuzione dei punteggi. Non c’è mai, invece, un momento di valutazione specifica per l’attività di lettura. Che, sappiamo, è un prius rispetto alla scrittura, e richiede l’attivazione di processi complessi (comprensione letterale, inferenze, generalizzazioni, analogie, coreferenze, ecc.) che sarebbe indispensabile seguire passo passo.

Ebbene, le prove Invalsi hanno quanto meno il merito di porsi questo problema, e di indurre i docenti a dare un posto di rilievo alle attività di verifica della comprensione, all’interno del faticoso pluriennale iter di insegnamento della lettura. Credo che ne saranno ben ripagati, in termini di comprensione dei processi di apprendimento e di taratura dei loro strumenti didattici in funzione dei risultati verificati.



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COMMENTI
30/06/2011 - Il problema non è il bug II (Franco Labella)

E che c’entra questo si chiederà il prof. Sobrero con la richiesta di “rottamare” le prove Invalsi? Gentile professore, ammetterà che se in una prova nazionale non ci sono solo valutazioni o testi opinabili ma anche momenti operativi banalmente non corretti, forse qualche riflessione più generale bisognerà pur farla. O no? O come ho già scritto l'INVALSI e la valutazione ad essa affidata sono un dogma? I dogmi sono nemici del sine ira et studio da lei auspicati...

 
30/06/2011 - Il problema non è il bug (Franco Labella)

Non insegnando Italiano non sono titolato a commentare l'intervento del prof. Sobrero. La parte iniziale del suo articolo, però, è commentabile perché contiene alcuni elementi, secondo me non corretti o non valutati correttamente che si intrecciano con le analisi specifiche sui test di italiano. “L’inconveniente era modesto e non c’era nulla da rifare” scrive Sobrero. Innanzitutto non è vero che, dopo la segnalazione del bug, non siano state fatte le verifiche nelle scuole e corretti i punteggi sbagliati. Verifiche e correzioni erano necessarie ed obbligatorie perché stiamo parlando di una prova d’esame (la prova Invalsi) che rientra tra gli elementi che determinano il voto di diploma. Nessuna scuola può non averle fatte per un minimo di professionalità, se si vuole, o perché, se invece si vuole accreditare l’immagine dei professori “fannulloni”, ormai il livello di controllo sociale e persino di contenzioso è elevato già dalla scuola media. Inconveniente modesto? Ma se la griglia è sbagliata, si sbaglia il punteggio e quindi il voto. Quindi non capisco cosa avrebbero dovuto rettificare i giornalisti che hanno segnalato la questione. Che minimizzi il Ministro si capisce… Mi permetto, poi, di segnalare che il "bug", il baco, del software è altamente improbabile. Se imposto male una macro e non ne controllo l’efficacia, non è il software ad essere bacato, se mai è l’utilizzatore del software che, per usare un eufemismo, non l'ha usato al meglio delle sue possibilità. Segue

 
30/06/2011 - Non "tutti gli editori" (daniela graffigna)

Condivido le osservazioni e le valutazioni del prof. Sobrero; per completezza e correttezza di informazione, vorrei però far osservare che esiste sul mercato almeno una grammatica che non si limita a ripetere ormai obsolete categorizzazioni, ma applica alla didattica della grammatica le più recenti acquisizioni della linguistica: è edita dall'editore Bulgarini di Firenze, s'intitola "Grammatica nuova. Per ragionare, parlare, scrivere in italiano" e ne è autrice Daniela Notarbartolo.

 
30/06/2011 - 5 Paolo Casuscelli (paolo casuscelli)

La domanda, per alunni di terza media, la seconda domandona di pseudo-analisi logica è la seguente: “C7. Scegli fra le quattro alternative quella che è indispensabile per completare il senso del verbo in questa frase: La signora Rossi ha spedito in Francia A. l'altro ieri B. per posta aerea C. le cartoline D. in fretta” -- Qualunque analfabeta darebbe la risposta esatta a orecchio, senza nulla sapere di quel che comporti una proposizione con un predicato di genere transitivo e di forma attiva. E basta. Nient'altro. Penso a quelle situazioni scolastiche di ambienti localmente caratterizzati dal gergo dialettale, in cui “ha spedito”, in messinese, significherebbe “si è accoppiato carnalmente”, al tipo di risposte possibili dei ragazzini: ha spedito l'altro ieri, ha spedito in fretta. Plausibili. Scherzo. Ma senza scherzare chiedo: è ammissibile, è voluto, è preordinato, è finalizzato ad altro, a una politica culturale, che, in un test di valutazione nazionale concernente la grammatica studiata in tre anni di scuola media, siano presenti soltanto queste due vaghe domande di analisi logica e nessuna di analisi del periodo? O, semplicemente, non ci hanno pensato? Non avrà ragione quel tale che fece la battutaccia: “Le prove Invalsi sono prove schiaccianti, verso il basso”?

 
30/06/2011 - 4 Paolo Casuscelli (paolo casuscelli)

Mi ripaga, un po', che un ragazzino all'esame di terza media abbia voluto parlare del “Dialogo della Moda e della Morte”, che io non avevo spiegato, e lo abbia fatto alla luce della teoria mimetica girardiana, strumento interpretativo con cui avevo analizzato Promessi sposi e Memorie dal sottosuolo. E che quel suo esame sia stato un autentico dialogo intellettuale, in cui ci capivamo io e lui. Ripagato un po'. Per quanto riguarda le verifiche Invalsi sulla comprensione del testo, avrei molto da dire, ma glielo risparmio. Quelle di quest'anno non le ho neanche guardate: so che i miei alunni hanno ottenuto voti eccellenti, eppure non sono tutti eccellenti. Negli anni passati, in quelle verifiche di comprensione ho scorto gravi incongruenze. Se le interessa, sono disposto a segnalargliele, punto per punto. La grammatica. Quale grammatica? Che significa “rivoluzione della grammatica”? Significa che si sta aprendo la strada a qualcosa che manderà in esilio la grammatica “classica”? E' di questo che hanno bisogno gli alunni? Di entrare, ad esempio, in un liceo classico, con la “classica” grammatica esiliata? Test Invalsi 2011: grammatica. A parte qualche domanda di morfologia, non vi sono che due domandine vagamente apparentate con l'analisi logica. In una si chiede di riconoscere il soggetto. Poi, ve n'è un'altra, in cui, quasi, senza quasi, si ha timore di inserire la definizione logica di “complemento oggetto”. Sarebbe arcaico, forse. Non so.

 
30/06/2011 - 3 Paolo Casuscelli (paolo casuscelli)

So che c'è anche chi pretenderebbe che la scuola non si occupi più dei significati, che ci si occupi del “come” e non del “cosa”. Pretenderebbe, cioè, di buttare il sapere, la cultura all'ammasso. Lei dice che “le prove Invalsi hanno quanto meno il merito di porsi questo problema, e di indurre i docenti a dare un posto di rilievo alle attività di verifica della comprensione”. Non abbiamo già i compiti in classe, le interrogazioni e, soprattutto, quella profonda verifica, che non sarà “scientifica”, ma è dignitosamente umana e costruttiva, del costante dialogo? Lei dice che, grazie alle prove Invalsi, che avrebbero il merito di porre agli insegnanti un problema nuovo, come l'acqua calda, essi “saranno ben ripagati, in termini di comprensione dei processi di apprendimento e di taratura dei loro strumenti didattici in funzione dei risultati verificati”. L'idea di essere ripagato, nel mio impegno didattico, in questi termini, mi fa sorridere. Sa cosa mi ripaga, un po', solo un po'? Mi ripaga che un'alunna di prima media, finita la scuola, dica alla mamma: “E adesso che cominciano le vacanze chi mi racconterà le cose che mi ha raccontato il professore?”. Che le ho raccontato? L'Iliade, l'Odissea, l'Eneide, Pinocchio. Questo è parte del mio lavoro: leggere e spiegare quel che amo io, come lo ama tutto l'Occidente civilizzato, in modo che i miei alunni sappiano leggerlo e amarlo, come lo amo io e tutto l'Occidente civilizzato.

 
30/06/2011 - 2 Paolo Casuscelli (paolo casuscelli)

Glielo dico francamente: il suo articolo, letto da un insegnante di italiano, quale io sono, risulta offensivo. L'insegnamento della lettura e le verifiche dell'apprendimento sono il pane quotidiano per chi insegna questa disciplina. La lettura richiederà pure “l'attivazione di processi complessi (comprensione letterale, inferenze, generalizzazioni, analogie, coreferenze, ecc.)”, strutturali, ma è povera cosa se disattenta alla pregnanza semantica dei testi e dei contesti, ai loro significati. Ma il fatto è - e non credo si possa dubitarne – che quel che, per intenderci, possiamo definire i “significati”, che conformano il quadro generale della didattica, non sono propriamente standardizzabili, non possono confluire in un tipo di prove del genere. Perché riflettono ambiti nei quali la soggettività è inalienabile ed essa può trovare esclusiva espressione nell'argomentazione. E difatti non confluiscono, neppure alla lontana. Quale test, giusto per fare un esempio, potrebbe verificare il livello di comprensione raggiunto da un alunno dopo la lettura da me proposta alla classe della “notte dell'Innominato”, nella quale, dopo le questioni di ordine lessicale, si delineano aperture – si voglia davvero capire Manzoni – alla psicologia, all'antropologia, alla teologia, alla morale...?

 
30/06/2011 - 1 Paolo Casuscelli (paolo casuscelli)

Buon giorno, sono un insegnante di Lettere nella scuola media, in Sicilia, Messina, e ho avuto alunni di terza che, ovviamente, hanno affrontato le prove Invalsi. Lei scrive “che l’inconveniente era modesto e che non c’era nulla da rifare”. Nulla da rifare? I miei colleghi, che si sono occupati di inserire i dati nella maschera, li hanno dovuti reimmettere. Può immaginare quanto diventi stressante, irritante, nella fatica complessiva dei ritmi di esame, reinserire i dati una seconda volta, per causa di un buchetto nel software? E non si sarebbe potuto controllare prima questo buchetto e riempirlo? Siamo o no responsabili della “imposizione” della tecnica? Domanda spicciola, che può avere risvolti ontologici, da discutere con Heidegger. Nella calura magrebina delle nostre latitudini, per l'aere delle aule informatiche, un ampio giramento di umori, caldi, rendeva ancor più afoso l'ambiente. Lungi da me l'intenzione di avanzare recriminazioni sindacali, ma qui c'è in gioco una elementare questione di rispetto del lavoro altrui; di un lavoro, tra l'altro, immettere dati, che non dovrebbe essere competenza di chi insegna. Ma ci si arrangia, ci si adatta: che però si abusi, non è corretto.

 
28/06/2011 - INVALSI (Patrizia Truffa)

Ci sarebbero molte osservazioni, ma ne propongo una sola. Per un insegnante di italiano (o di qualsivoglia altra materia) può considerarsi obiettivo collaterale e trascurabile la comprensione del testo? Deve essere un obiettivo perseguito a tutti i livelli di scuola anche se a differenti stadi di approfondimento? Le risposte sono scontate, perciò ... grazie INVALSI, con la speranza che il succedersi di esperienze diminuisca inconvenienti e ritardi (ad esempio le chiavi di correzione due giorni prima della chiusura dell'anno scolastico, 8 giugno, per la secondaria di II grado e per le prove del 10 maggio precedente). Anche perchè è chiaro che se l'INVALSI è un ente di ricerca a cui interessano i dati statistici generali(come sostiene l'esperto), all'insegnante interessa la propria classe, per migliorare la didattica e rivedere le scelte. Senza questa fase di individuali ripensamenti neppure l'INVALSI potrà migliorare gli apprendimenti.