Educazione
martedì 28 giugno 2011
Dopo sei anni di insegnamento presso il Centro di formazione professionale In-presa, quest’anno mi sono chiesto quale incidenza hanno gli adulti nel percorso dei ragazzi e, soprattutto, quale incidenza hanno i professori tra gli allievi, visto che spesso l’insegnante è una figura da sopportare più che uno da cui imparare. Cercando di rispondere a queste domande ho letto con attenzione i temi di fine anno, da cui ho tratto un aiuto a giudicare, in modo molto realistico, il mio percorso da insegnante.Mi sono reso conto che è avvenuta un’esperienza veramente educativa perché sono state rispettate certe condizioni.Innanzitutto niente di ciò che è accaduto è stato censurato, perché tutto è stato accolto e giudicato. “Durante lo stage ho avuto disguidi con Marco e Mathias e a volte mi passava la voglia di andare a lavorare” dice Simone, allievo di Prima Elettrico; così come Mirco, suo compagno di classe, che nella lettera finale in cui fa un resoconto di come è andato l’anno, scrive: “Cara Emilia, mi chiamo Mirco e sono nella sua scuola da un anno. Mi sono trovato bene anche se ho avuto qualche disguido con i professori per i miei modi di stare in classe”. I disguidi capitano, ma non sono tutto, se sono giudicati: possono rappresentare un passo verso una conquista più grande.
Il primo modo di giudicare i limiti è accettarli, come dice Luigi del suo tutor aziendale: “Cara Emilia, sono Luigi... i miei punti di riferimento più importanti sono stati i tutor aziendali, in particolare Rossano. Lui è stato molto più che un datore di lavoro perché, pur essendo consapevole delle mie scarse capacità, mi ha accettato ed elogiato per ciò che ho fatto”.
È soltanto così che si scopre che qualcuno può darti una mano, che tu non sei solo con il tuo limite, ma che puoi guardarlo in faccia. “All’inizio mi sentivo spaesato, la mia situazione era pari a quella di un pesce fuor d’acqua, ero stato buttato in cucina senza nemmeno sapere le tecniche di base, mi sentivo inutile... Questa situazione è migliorata di mese in mese fino a raggiungere l’autonomia nelle mansioni più elementari e superare problemi che all’inizio mi sembravano invalicabili. Una grande mano mi è stata data da Giacomo”, dice Riccardo della Prima Aiuto Cuoco. Gli fa eco Gabriele, un aspirante elettricista: “In laboratorio non sono molto pratico ma i professori mi dicono che è normale, infatti ho imparato molte cose che non sapevo, e per me questo vuol dire avere delle soddisfazioni”.
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