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SCUOLA/ Gli studenti oggi? Tre minuti di dettagli, ma non sanno dov’è il tutto

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Abbasso lo schematismo?  Abbasso lo schematismo?

In questi giorni mi è capitato, per lavoro, di svolgere una sessione d’esami in università, e per amicizia di affiancare qualche figlio o figlia di conoscenti nella preparazione all’esame di maturità.  Entrambe le cose mi hanno dato da pensare su un paio di questioni, sollevate nei giorni scorsi da alcuni interventi apparsi su Ilsussidiario.

La prima questione - che riguarda egualmente liceali e universitari - la circoscriverei così. Si riscontra di solito negli studenti, non appena li si invita a enunciare o a esporre un argomento (e sempre che non si perdano subito in discorsi generici), una marcata focalizzazione sul “particolare” - si tratti di parlare delle principali teorie dell’istruzione del Novecento, oppure dei processi storici che segnarono, in Italia e nel mondo, i decenni tra la proclamazione del Regno d’Italia e lo scoppio della Grande Guerra. Così essi in partenza “restringono” l’orizzonte eventualmente più ampio della domanda, e rispondono con maggiore (meno frequentemente) o minore (più spesso) dettaglio e precisione, in un arco di tempo che di norma non supera i due o tre minuti. Quando, a quel punto, si rivolge loro una seconda  domanda, deliberatamente finalizzata ad aprire (o riaprire) un orizzonte più grande, in cui contestualizzare ciò che han detto fin lì, nella maggioranza dei casi essi tornano a muoversi nel medesimo “registro” cognitivo.

La seconda questione potrebbe essere riassunta con il termine “schematismo”. Risulta più evidente con gli studenti universitari, ma riguarda anche i maturandi. Consiste nella tendenza a “fissare” in uno schema (più o meno articolato) o in una definizione la conoscenza di un determinato argomento, sia esso la concezione pedagogica di uno studioso, oppure il processo più che bicentenario dell’industrializzazione. In ogni caso, lo studente mi restituisce, più o meno chiaramente e coerentemente, l’oggetto del suo studio, presentandomi in maniera abbastanza “asciutta” una definizione teorica, o un evento storico, o ancora una delle distinte causalità che s’intrecciano nel vivere umano, nei processi formativi e nelle dinamiche sociali. Se lo invito ad analizzare maggiormente la cosa, posso aspettarmi più facilmente la ripetizione di quanto ho appena sentito, piuttosto che un “di più” di conoscenza nel merito - in termini sia di nozioni, che di correlazioni ad altri argomenti o problemi.



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COMMENTI
21/07/2011 - Schematismo, forma di dogmatismo (Antonio Servadio)

E' il frutto maturo dello schematismo pedagogico, quello per cui gli "specialisti" impostano la pedagogia, i programmi scolastici, in un modo o nell'altro a seconda dell'epoca, come se esistesse un'unica via verso l'apprendimento. Gli studenti fin troppo schematici di oggi, saranno fra qualche anno medici, avvocati, militari, ingegneri, architetti, chimici, fisici, politici, insegnanti ecc, troppo schematici. Il dettaglio e la specializzazione (le "tattiche"), qualora scorporati dalla visione complessiva, privi del loro collocamento "strategico", non portano molto lontano.

 
29/06/2011 - L'esempio: architrave dell'educazione (enrico maranzana)

Uno dei tratti che caratterizza la cultura contemporanea è la visione sistemica che la scuola, come affermato in premessa, non è in grado di trasmettere. Il problema è profondo e nasce dal fatto che l’istituzione non possiede tale concezione. “Si riscontra di solito negli studenti, non appena li si invita a enunciare o a esporre un argomento (e sempre che non si perdano subito in discorsi generici), una marcata focalizzazione sul particolare”: proprio come è avvenuto per le indicazioni nazionali strutturate su conoscenze e abilità. In tal modo i nuclei fondanti la formazione, l’educazione e l’istruzione, che la legge fa corrispondere alle capacità dei giovani, sono offuscati e, in buona parte, ostacolati. Anche la “tendenza a fissare in uno schema o in una definizione la conoscenza di un determinato argomento” riporta al comportamento dei gruppi ministeriali che hanno assunto la "definizione di competenza" formulata dal parlamento europeo senza curarsi del fatto che il suo significato è stato travisato da una traduzione incauta.