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SCUOLA/ Gli studenti oggi? Tre minuti di dettagli, ma non sanno dov’è il tutto

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Abbasso lo schematismo?  Abbasso lo schematismo?

Fin qui la situazione (non so a quanti succeda così, o altrimenti - sarebbe interessante verificarlo). In essa emerge senz’altro del positivo di cui rallegrarsi e del valido da trattenere - anzitutto, la capacità  della nostra mente a “centrare” un aspetto del reale e a fissarlo in una definizione o rappresentazione. Ma perché le cose vanno - o meglio, non vanno oltre la soglia descritta? La questione è impegnativa e complessa - nessuna pretesa, perciò, di rispondere in poche righe. Vorrei tuttavia formulare un’ipotesi, articolandola su due piani.

Il primo è quello didattico-pedagogico. Che cosa può aver stimolato, indotto e consolidato nelle odierne generazioni di liceali e di universitari la diffusa forma mentis, consistente nella simbiosi tra particolarismo e schematismo? Viene spontaneo rispondere: l’impostazione di fondo del sistema scolastico e della docenza nel nostro Paese, che negli ultimi decenni (è un discorso lungo, che  richiederebbe un’analisi approfondita sia della formazione universitaria e all’insegnamento, sia dell’evoluzione della scuola e dell’università dagli anni ottanta in poi) ha trovato i propri criteri-guida, prevalentemente, nel funzionalismo sociale e nel metodologismo.

Ma, seppur rilevante, forse questo non è l’unico fattore in gioco. Avanzerei l’ipotesi che dovremmo mettere in conto l’influsso di almeno due ulteriori fenomeni.

Il primo, di carattere strutturale, è l’effetto, sul registro specificamente intellettuale e cognitivo delle nuove generazioni, della vasta diffusione e utilizzazione individuale delle tecnologie multimediali. Come le ricerche stanno via via mettendo in luce, se tale diffusione non sembra (ancora) in grado di offrire un “paradigma” del tutto alternativo al modello di formazione intellettuale e di scolarizzazione consolidatosi in Occidente dal Settecento a oggi (anche se qualcosa di radicalmente nuovo parrebbe possibile), essa ha però cominciato a influenzare in profondità - nei ragazzi, negli adolescenti, nei giovani - il modo non solo di pensare, ma anche (e più significativamente) di percepire, di cogliere la realtà e di addentrarsi in essa.



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COMMENTI
21/07/2011 - Schematismo, forma di dogmatismo (Antonio Servadio)

E' il frutto maturo dello schematismo pedagogico, quello per cui gli "specialisti" impostano la pedagogia, i programmi scolastici, in un modo o nell'altro a seconda dell'epoca, come se esistesse un'unica via verso l'apprendimento. Gli studenti fin troppo schematici di oggi, saranno fra qualche anno medici, avvocati, militari, ingegneri, architetti, chimici, fisici, politici, insegnanti ecc, troppo schematici. Il dettaglio e la specializzazione (le "tattiche"), qualora scorporati dalla visione complessiva, privi del loro collocamento "strategico", non portano molto lontano.

 
29/06/2011 - L'esempio: architrave dell'educazione (enrico maranzana)

Uno dei tratti che caratterizza la cultura contemporanea è la visione sistemica che la scuola, come affermato in premessa, non è in grado di trasmettere. Il problema è profondo e nasce dal fatto che l’istituzione non possiede tale concezione. “Si riscontra di solito negli studenti, non appena li si invita a enunciare o a esporre un argomento (e sempre che non si perdano subito in discorsi generici), una marcata focalizzazione sul particolare”: proprio come è avvenuto per le indicazioni nazionali strutturate su conoscenze e abilità. In tal modo i nuclei fondanti la formazione, l’educazione e l’istruzione, che la legge fa corrispondere alle capacità dei giovani, sono offuscati e, in buona parte, ostacolati. Anche la “tendenza a fissare in uno schema o in una definizione la conoscenza di un determinato argomento” riporta al comportamento dei gruppi ministeriali che hanno assunto la "definizione di competenza" formulata dal parlamento europeo senza curarsi del fatto che il suo significato è stato travisato da una traduzione incauta.