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SCUOLA/ Gli studenti oggi? Tre minuti di dettagli, ma non sanno dov’è il tutto

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Abbasso lo schematismo?  Abbasso lo schematismo?

Per fare un solo esempio, gli studi di settore mettono in risalto, tra i principali caratteri del brainframe distintivo dei “nativi digitali”, il posto di rilievo occupato dal “pensiero breve” e dal  “pensiero visivo”, che comportano uno spostamento d’asse dell’elaborazione cognitiva dal concetto e dalla riflessione alla definizione e all’immagine - con tutte le conseguenze che ciò può comportare, ad esempio, sulla capacità di penetrare intuitivamente il reale che si ha di fronte (l’intus legere) e di sviluppare il conoscere attraverso i momenti dell’argomentazione e della sintesi (le due espressioni più tipiche del “pensiero discorsivo”, in cui la grande tradizione filosofica e umanistica europea ha individuato uno dei tratti distintivi della natura razionale dell’uomo).

Il secondo fenomeno, di rilievo propriamente culturale, è ciò che, in uno dei suoi ultimi scritti, Romano  Guardini ha chiamato “progressiva attenuazione del senso dell’essere”. Essa costituisce l’esito finale del processo di “riduzione” dell’esperienza religiosa nella sola sfera dell’interiorità, compiutosi nel corso dell’epoca moderna. Indebolendo o atrofizzando la capacità di percepire il reale come un “tutto”, formato da vari e distinti particolari, e come un “segno”, che urge l’intelligenza a oltrepassare l’immediata evidenza delle cose, tale attenuazione ha finito per compromettere seriamente la nostra capacità di rapporto col mondo, con gli altri uomini e con la nostra stessa vita. Così, nota ancora Guardini, “tutto diventa meno importante” per l’uomo contemporaneo - fino al limite estremo della “totale perdita del senso del reale”.

Ora, mi sembra che il progressivo venir meno della capacità di percepire il reale come un “tutto” e, insieme, come un “segno” - cioè, in ultima istanza, come qualcosa di interessante e di attraente, dotato anche di una profondità ancora da scoprire - sia un fattore tutt’altro che irrilevante per la nostra questione. Forse gli studenti si sono abituati a esercitare le loro capacità intellettive nel breve “campo di realtà” circoscritto dal funzionalismo e dal metodologismo imperanti, non solo per le cause istituzionali e strutturali sopra ricordate, ma anche per una mancanza di consapevolezza dell’intera portata conoscitiva della ragione umana, e per un esteso deficit di educazione a essa.



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COMMENTI
21/07/2011 - Schematismo, forma di dogmatismo (Antonio Servadio)

E' il frutto maturo dello schematismo pedagogico, quello per cui gli "specialisti" impostano la pedagogia, i programmi scolastici, in un modo o nell'altro a seconda dell'epoca, come se esistesse un'unica via verso l'apprendimento. Gli studenti fin troppo schematici di oggi, saranno fra qualche anno medici, avvocati, militari, ingegneri, architetti, chimici, fisici, politici, insegnanti ecc, troppo schematici. Il dettaglio e la specializzazione (le "tattiche"), qualora scorporati dalla visione complessiva, privi del loro collocamento "strategico", non portano molto lontano.

 
29/06/2011 - L'esempio: architrave dell'educazione (enrico maranzana)

Uno dei tratti che caratterizza la cultura contemporanea è la visione sistemica che la scuola, come affermato in premessa, non è in grado di trasmettere. Il problema è profondo e nasce dal fatto che l’istituzione non possiede tale concezione. “Si riscontra di solito negli studenti, non appena li si invita a enunciare o a esporre un argomento (e sempre che non si perdano subito in discorsi generici), una marcata focalizzazione sul particolare”: proprio come è avvenuto per le indicazioni nazionali strutturate su conoscenze e abilità. In tal modo i nuclei fondanti la formazione, l’educazione e l’istruzione, che la legge fa corrispondere alle capacità dei giovani, sono offuscati e, in buona parte, ostacolati. Anche la “tendenza a fissare in uno schema o in una definizione la conoscenza di un determinato argomento” riporta al comportamento dei gruppi ministeriali che hanno assunto la "definizione di competenza" formulata dal parlamento europeo senza curarsi del fatto che il suo significato è stato travisato da una traduzione incauta.