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SCUOLA/ Chiosso: genitori, 5 consigli per andare alla "scoperta" dei vostri figli

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Due formidabili pregiudizi sovrastano le nostre vite. Il primo riguarda la convinzione che le scienze empiriche assicurino le conoscenze necessarie per poter affrontare le differenti situazioni della vita e risolvere, conseguentemente, ogni problema. È il tentativo/illusione di cancellare dall’orizzonte dell’umano l’insondabilità di ciò che lo circonda. Il secondo riguarda la mitizzazione del sapere “spendibile”, una nuova ideologia, meno evidente rispetto alle ideologie del passato ma non meno totalizzante. Il sapere connesso all’esperienza del bello, dello stupore, dell’arricchimento interiore, alla capacità di riflessione silente viene confinato, nella migliore delle ipotesi, alla scelta personale singola.   

Questi due pregiudizi incidono non solo sugli stili di vita quotidiani, ma hanno significative ricadute sulle regole educative del nostro tempo, da quelle scritte (si vedano i documenti, in specie, internazionali sull’educazione) e quelle, ancor più, non scritte.

Mai come oggi noi disponiamo in Italia di un’imponente documentazione circa il funzionamento della scuola accompagnata da un crescente processo di tecnologizzazione. Mai come oggi, essa ci appare tuttavia di qualità incerta e sicuramente di minore efficacia educativa rispetto alle attese. Per non parlare dell’insistenza con cui, ormai da almeno un paio di decenni, la scuola e l’università sono orientate verso il sapere “spendibile”, come tutti gli sforzi connessi con la diffusione della pedagogia delle competenze stanno dimostrando.

Quando i genitori e i figli debbono decidere in che senso orientare/ scegliere per il futuro si trovano a dover fare (il più delle volte inconsapevolmente) i conti con questi due pregiudizi: da una parte con l’illusione che i dati a disposizione possano avere un valore predittivo, dall’altra con la convinzione che siano validi soprattutto i saperi subito “spendibili”. Con esiti purtroppo insoddisfacenti: quasi il 20% dei ragazzi lascia la scuola subito dopo la terza media, oltre il 40% dei diplomati dichiara di aver sbagliato il tipo di studi e, se potesse tornare indietro, sceglierebbe un altro genere di studi.

Non c’è nessuna alchimia che garantisca contro il rischio di scelte infauste. La famiglia può tuttavia rappresentare il luogo più idoneo per liberarsi dal mito dell’efficienza = realizzazione personale. Non esiste altro luogo - neppure la scuola - che offra così tante opportunità per conoscere, approfondire, sperimentare le capacità dei figli e, di conseguenza, aiutarli a scegliere per il futuro. Se non ci sono alchimie miracolose che aiutino a scegliere dall’esterno, bisogna affidarsi a qualche semplice suggerimento basato sull’approssimazione dell’esperienza, non sulla certezza statistica.



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COMMENTI
05/06/2011 - ... e proporre l'istituto tecnico, finchè c'è? (Sergio Palazzi)

Caro Chiosso, in Italia esiste ancora (per il momento) un'alternativa importante ai licei, sempre più di massa, banalizzati, sviliti in una serie di finte opzioni dai nomi roboanti, ed agli istituti professionali, percepiti come ultima spiaggia per chi non ce la fa a studiare e va instradato almeno verso un apprendimento pratico (che, detto fra noi, non è per niente umiliante: mille volte meglio fare l'artigiano che trovarsi, a trent'anni, al call center dopo un liceo scientifico e una laurea alla moda...). E' l'istituto tecnico, che - dove non è stato snaturato ed appiattito - è una alternativa culturale che non dovrebbe avere nulla da temere nel confronto con i migliori licei (classici, intendo). Un luogo dove si impara mettendo a confronto quel che sta scritto sui libri, e/o viene raccontato dai docenti, con la sua applicabilità pratica - con la sua falsificabilità, per riprendere i termini di un filosofo poco conosciuto da pedagoghi e riformatóri. La scuola più moderna, più scientifica in assoluto, direi: a fianco - appunto - di un liceo classico che svolga realmente la sua cultura di palestra critica della mente. Riusciremo mai a farlo capire a tutte le mamme-snob che, dall'estetista, commentando le ultime serate della De Filippi o dei reality, troverebbero umiliante dire alle amiche che i loro pargoli non "vanno al licéééóó", arrotondando le labbra sulle preziose vocali? E riusciremo mai a farlo capire alle colleghe delle scuole medie che si occupano di "orientamento"?