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SCUOLA/ Esame di terza media, "piccoli uomini" oltre l’apparenza delle cose

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Per i ragazzi di terza media questi sono stati i giorni dedicati ai colloqui interdisciplinari, atto conclusivo che porrà fine agli esami.
Qualunque osservatore esterno avrebbe visto questa scena: una decina di professori seduti attorno a un tavolo e ogni trenta minuti un ragazzo o una ragazza che si siede, estrae “quadernoni” di materia e comincia a parlare della sua tesina d’esame, che spesso ha stampato e rilegato con grande cura.
Dalla tensione che si legge sul volto del ragazzo (ma anche dal camminare nervoso del padre nel corridoio e dal parlare concitato della madre) si capisce che siamo di fronte al “primo vero esame della vita”, una prova nella quale il giovane candidato si gioca tanto (forse quasi tutto) della sua giovane vita.
E i prof, seri e attenti, ad ascoltare e a interloquire con ognuno di quei loro (ancora per pochi minuti) alunni, ben conoscendo di ciascuno di essi l’impegno e l’interesse profusi per la loro materia che, tranne per pochi casi, solitamente sono in difetto.
Trenta minuti per riuscire a ripetere bene argomenti già affrontati in classe ed effettuare collegamenti tra le varie materie; trenta minuti al termine dei quali i prof danno un voto in merito alla conoscenza e all’approfondimento evidenziati.
Insieme alle prove scritte (poche? tante?), anche questo è un atto utile e necessario. È bene che ci sia, che tutti gli attori in scena siano seri e convinti, e che tutto proceda per il meglio.              
...Ma c’è un evidente errore di prospettiva. La stessa scena va vista da un’altra parte, altrimenti ci perdiamo il più bello. Si tratta di ciò che quest’anno mi ha sorpreso negli esami con i miei alunni.



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