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SCUOLA/ Esame di terza media, "piccoli uomini" oltre l’apparenza delle cose

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Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)  Dal film Les Choristes, di C. Barratier (2004)

Ecco, in questi e in tutti gli altri colloqui d’esame è accaduto proprio questo: ragazzi che hanno parlato di sé e di ciò che è cominciato a divenire interesse per la vita e passione per la realtà. E dentro questo raccontare, agli adulti che hanno di fronte (genitori compresi) hanno chiesto per quali passioni vibri il loro cuore, cosa renda interessanti le loro giornate. È uno dei momenti in cui la scuola non è staccata dalla vita; anzi, la vita stessa dei ragazzi si prende tutto ciò che è insegnamento e studio e, attraverso ciascuno di essi, “fa scuola”. A ben guardare, all’esame “l’insegnante” è il ragazzo e i prof sono gli “alunni”; i quali - come tutti gli alunni del mondo - hanno a disposizione solo due scelte: stare attenti a quello che viene detto e spiegato (e così crescere) oppure fare altro (sperando che la mattina dopo ci sia un buon compagno che passi gli appunti).
Questa prospettiva, a mio parere, ridà consistenza alla realtà degli esami di terza media e chiarisce quale possibilità di esperienza c’è in gioco; e quindi perché sia valsa la pena continuare a lavorare (e studiare) fino a fine giugno.
Quasi dimenticavo. L’insegnamento più grande è stato quello di un ragazzo che al termine del colloquio si è alzato, ha stretto la mano a ciascun insegnante e ha ringraziato per tutto quello che hanno fatto per lui durante i tre anni; solo che si è commosso e non è riuscito a trattenere le lacrime. Nel suo ringraziare ha fatto vedere il gesto più umano che si possa compiere: essere grati per tutto il bene e il buono che nella vita si sono ricevuti. Esame superato, direi, a pieni voti.

 

(Sergio Fanni, Istituto San Girolamo Emiliani, Corbetta, Milano)

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