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SCUOLA/ L’esame di stato? Anche gli studenti misurano la "maturità" dei prof

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Esame di stato, il giorno si avvicina (Ansa)  Esame di stato, il giorno si avvicina (Ansa)

C’è uno strumento, in particolare, che favorisce questo approccio personale e sintetico all’esame: è la preparazione della cosiddetta tesina, l’argomento con cui inizierà il colloquio. Due le strade: fare la tesina con il metodo del taglia e incolla, scopiazzando quanto si trova nella rete. Oppure prendere la tesina come occasione per mettere in gioco la propria umanità, per approfondire un interesse, per comunicare la propria energia ideale. Da come uno studente si mette di fronte alla tesina dipende se in questo mese prima degli esami diventerà grande o rimarrà omologato.

Ma una pensiero va anche ai tanti colleghi docenti. C’è dovunque una tendenza a trasformare questi esami in un gioco, così che una soffiata o l’altra ne permetta il superamento senza gravi conseguenze. È l’esito di una cultura che fa di questo esame un terno al lotto, tanto che il problema diventa quello di cavarsela a tutti i costi, poco importa in che modo, l’importante è uscirne indenni. Questa mentalità è quanto di peggio possiamo coltivare dentro la scuola, è l’opposto di quello ch’è la scuola stessa. Urge invertire la direzione. Qui sta la questione fondamentale, nella ripresa di valore dell’esame. E questo è possibile solo ad una condizione, restituendo all’esame il suo significato, quello di mettere ogni studente nelle condizioni di comunicare quello che ha imparato.

Quali sono queste condizioni? Quelle, inevitabilmente, che pongono gli insegnanti. Non esiste l’esame di stato perfetto, neutrale, uguale per tutti. L’esame è come lo impostano gli insegnanti, se lo usano per “punire” gli studenti, con l’intenzione di trovare i limiti e le mancanze, o se lo usano per valorizzare le loro capacità e le loro conoscenze. Da questo dipende l’esame, il suo svolgimento e il suo esito.

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