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SCUOLA/ Perché la "generazione mutante" divide progressisti e conservatori?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Dietro a questi racconti “lavorano” diverse ragioni: le ragioni economiche dei produttori e dei provider; le ragioni politiche dei decision maker; le ragioni personali di chi, insegnante o genitore, cerca alibi per la sua paura o la sua voglia di non far fatica. Nessuna di queste ragioni si colloca sull’unico piano serio dell’analisi, ovvero quello educativo. Abbandonare la provincia morale dei discorsi che si spera si autoavverino e scendere sul terreno delle pratiche in contesto, sostituire i discorsi in libertà con la ricerca e la sperimentazione metodologicamente fondate: credo questo sia l’imperativo. E forse anche l’unico modo per capire se i ragazzi sono veramente diversi, oppure se (purtroppo) non sono piuttosto gli adulti ad essere terribilmente sempre uguali.



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COMMENTI
06/06/2011 - D'accordo ma.. (Roberto Maragliano)

D'accordo, Pier Cesare. Ma come si conducono le ricerche metodologicamente fondate e le sperimentazioni che auspichi? Anche lì ci sarebbe, anzi c'è abbondante materia di discussione: osservazione 'oggettiva'(e che vuol dire?), osservazione 'partecipante' (ma con che quadro di concettualizzazione?), sperimentazione (ma in riferimento a quali obiettivi?), tante belle prospettive ma anche la necessaria consapevolezza che nessuna indagine sarà mai assolutamente pura, indipendente da un quadro di valori o idee. Dunque, che fare? Rassegnarci, io credo, all'unica via praticabile: che è quella di affrontare in primo luogo il mondo per come è, con tutte le sue insidie, e cercare di conoscerlo in tutti i suoi aspetti, ci piacciano o no, e tramite il confronto di tutte le prospettive di analisi possibili. Non mi considero ma sono considerato un nativista. Anni fa, in tempi non sospetti parlai di 'esseri digitali' (per i curiosi: http://ltaonline.uniroma3.it/come-erravamo.html) e lo feci tirando in ballo pure gli ovetti kinder, cose 'sporche', insomma, e fisiche. Mi sembra che le pochissime analisi in circolazione sul tema si concentrino sugli aspetti sintattici e dimentichino quelli semantici dell'intelligenza digitale, aspetti che passano anche se uno non sta attaccato dieci ore al suo computer/specchio. Passano eccome, nella totale ignoranza di nativisti e antinativisti. E pure dei puristi della ricerca. Va be', la mia ricetta è presto detta: sporchiamoci di più le mani (e gli occhi).